I tre volti del Mistero

22 Febbraio

“Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla” (Salmo 23,1).

 “In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi:

Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito,

 perché noi avessimo la vita per mezzo di lui” (1Giovanni 4,9).

“Ma voi, chi dite che io sia?” (Matteo 16,15).

Chi sei, Signore? Tante volte ce lo chiediamo e troppo spesso ci fermiamo a risposte approssimative. Sei un uomo che ha compiuto tanti miracoli, sei una persona buona, hai raccontato tante parabole. Tutte cose vere, ma avrebbero ben poco valore se non le guardassimo con gli occhi della fede. Questo avviene anche con le persone: ci limitiamo a dire cosa ha fatto la tal persona e che difetti ha quell’altra, ma chi siano veramente non lo conosciamo. Perché è così difficile per noi riconoscere in Te il Figlio di Dio? Perché è così difficile professare la nostra fede in Te? Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivo.

Contemplandoti, Gesù, nel presepio,

scopro lo stile di Dio

in fila con i poveri, uno di loro.

Contemplandoti nelle acque del Giordano

scopro la follia evangelica del Santo

in fila coi peccatori, vittima per loro.

Contemplandoti inchiodato alla croce

scopro il Giusto in fila coi nonviolenti

per sconfiggere l’odio con l’amore.

E, prostrato, adoro il Mistero.

2 pensieri riguardo “I tre volti del Mistero

  1. Caro Don. Non so se posso scrivere qui. Ho la fortuna di leggerti. Grazie. Le tue parole- scusa se lo scrivo- potrebbero essere anche le mie. Grazie.
    Lui, Gesù, il Signore è l’Unico. Il Tutto.
    Grazie sempre.
    Lui ti benedice!

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  2. Dio con noi! Questa è follia d’amore. Dio ci è sempre presentato come Colui che non h bisogno di nulla e quindi se ne potrebbe stare tranquillamente bene in sé stesso, e invece no! Dio ha bisogno di me, così esce da sé, come una coppa che trabocca nel mondo. È questo che più di ogni altra cosa ha affascinato e affascina tanti, tanto che alcuni non la credono possibile: Dio sceso dal cielo, Dio vicino, prossimo, ferito con i feriti. In Giappone c’è un concetto “bosatsu”, portare una ferita capace di guarire la ferita di un altro. È la com-passione, la passione immensa di Dio per gli uomini. Una tale passione che Dio non si tira indietro nemmeno se deve sprofondare nell’abisso per trovarci, ci cerca: “Adamo, dove sei?”. Un ebreo ad Auschwitz aveva barattato la sua miserabile porzione di cibo con pezzetti di colore e con questi ha dipinto un Gesù nei suoi tratti ebraici, sulla croce, con il perizoma a righe bianche e blu dei prigionieri, il grido “Mio Dio, mio Dio, mi hai forse abbandonato?!” e dietro le sagome dei camini e il cielo di fuoco e di fumo. Tu, Dio, sei con me ogni giorno, anche sprofondo nella tenebra più oscura, là tu vieni a strapparmi dall’assurdo.

    Don Nur Nassar

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