Pregando, non moltiplicate le parole

23 febbraio

“Il Signore libera i giusti

da tutte le loro angosce” (cfr. Salmo 33).

“Vegliate in ogni momento pregando” (Luca 21,36).

“Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome” (Matteo 6,9).

Se  Dio ci ha detto tutto nel Figlio Gesù, il Figlio Gesù ci ha detto tutto di Dio: Egli è il Padre. E come un Padre guardando negli occhi suo figlio dovrebbe conoscere ciò di cui ha bisogno, così Dio sa già di cosa abbiamo bisogno: tuttavia Cristo ci insegna a chiamare il Padre, a rivolgerci a Lui da figli chiedendo il necessario e non il superfluo, come ogni figlio deve fare con il proprio padre. Non è necessario sprecare molte parole per convincere Dio a stare dalla nostra parte: Lui lo è già. Facciamo in modo che le nostre parole dicano la santità del suo nome, in un mondo dove il nome di Dio è più bestemmiato che invocato.

“Abba”, Padre. Sono qui davanti a Te

per adorarti, benedirti, ringraziarti

e consacrarmi tutto a Te.

Chiamandoti “Padre”, ho già detto tutto.

Non dovrei aggiungere altro,

perché Tu provi grande tenerezza

ogni volta che un tuo figlio

eleva a Te lo sguardo

e ti apre il suo cuore,

invocando la tua misericordia.

Anche qui, su questa terra,

un padre offeso dal figlio

è disarmato dalla supplica: “Papà!”.

E Tu, in Cielo, potresti essere da meno

rispetto a quanti hai creato a tua immagine?

One thought on “Pregando, non moltiplicate le parole

  1. Qui noi preti saremmo i primi a doverci convertire avendo trasformato momenti di preghiera e liturgia in sfinenti verbosità. Lasciamo che i santi segni parlino, che la Parola parli; quanto è sapiente il rosario che propone una sobria immagine sulla quale soffermarsi. Essere coscienti di essere alla presenza sarebbe già preghiera. Un’amica che ha molto a cuore il colloquio con Dio, soffriva perché il lavoro in alcuni momenti era frenetico e soffocante, da non darle spazio per pregare. Le suggerii di riflettere su quale potrebbe essere un luogo strategico ove sovente cade il suo sguardo e lì mettere un’immaginetta di Gesù. Nella tasca del camice dal quale estrae continuamente, termometro, misuratore della pressione e altro, così la sua giornata ora è costellata di preghiera, a volte è solo pronunciare il nome, solo uno sguardo, una frase brevissima: “dammi la forza”; “dammi la pazienza”, “sono stanca”, “ti affido questa situazione”.

    Don Nur Nassar

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