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CRISTO, VOLTO DI OGNI NOSTRO VOLTO

Seconda domenica anno A – 2023

“Vedendo Gesù venire verso di lui, disse:

‘Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!’”

(Giovanni 1,29)

Nel deserto per purificare lo sguardo

Domenica scorsa abbiamo commentato il battesimo di Gesù al Giordano raccontando l’esperienza mistica di San Girolamo che, dopo la conversione, ha speso la sua vita traducendo la Bibbia in latino, facendo penitenza nel deserto e ritirandosi a pregare a Betlemme, presso la grotta dei pastori, vicino al luogo dove era nato Gesù. Questi, una notte di Natale, gli disse che si aspettava da lui un regalo. Girolamo era disposto a dare tutto se stesso, la sua preghiera, i suoi sacrifici… Nulla di tutto questo si aspettava Gesù. Chiara la sua richiesta: “Girolamo, dammi il tuo peccato, per farmi sperimentare la gioia di perdonarti”.

Abbiamo visto che Cristo fa pure a noi la stessa richiesta: attraverso il sacramento della Riconciliazione siamo chiamati a lodare il Signore per la sua misericordia, a scaricare sulle spalle di Cristo il nostro peccato e rinascere uomini nuovi, aggrappati alla parola di Dio. Questa, oggi, ci mostra San Giovanni Battista nell’atto di indicare ai suoi discepoli il Maestro da seguire: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”. 

Per due volte il brano appena letto ci dice che Giovanni Battista non aveva mai incontrato Gesù. Per due volte, infatti, egli ripete: “Io non lo conoscevo”. Come fa allora a intuire che in fila con i peccatori si è allineato anche Gesù, in silenzio, come tutti gli altri peccatori per farsi battezzare?… Perché per trent’anni era stato nel deserto a purificare il suo sguardo, a preparare il suo spirito alla venuta del Salvatore, a pregare per essere capace di capire che il suo compito era proprio quello di preparare la via al Messia: “Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (Giovanni 3,30).        

Chi vuole dare un senso alla propria vita, evitando che la propria esistenza scivoli via coma acqua tra le dita, deve sapersi ritagliare spazi di deserto, di raccoglimento, di silenzio. Una camminata in montagna, un angolo solitario sulla spiaggia del mare o nel silenzio della propria stanza: anche solo venti minuti ogni giorno… Impareremo ad apprezzare i tre suggerimenti che mi diede un tuaregh nel deserto del Sahara: “Per uscire dalla crisi e per imparare a comunicare, fa’ silenzio, vivi in una tenda e guarda bene la gente negli occhi”. Silenzio – guardiano dell’anima – per discernere la volontà di Dio nei miei riguardi e per pregare. Vivere in una tenda, cioè nella povertà intesa come capacità di liberarmi dal presuntuoso “io” per fare posto in me a Dio e agli altri. E guardare il mio prossimo negli occhi per scoprirne i bisogni, per valorizzarlo, per regalare anche solo un sorriso.

“Che cosa cercate?”

“Fissando lo sguardo su Gesù che passava, [Giovanni il Battista] disse: ‘Ecco l’agnello di Dio!’. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: ‘Che cosa cercate?’. Gli risposero: ‘Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?’. Disse loro: ‘Venite e vedrete’” (Gv 1,36-39).

Quando il Battista addita Gesù come Colui che prende su di sé il nostro peccato, come l’Inviato del Padre, come il Messia, i suoi seguaci vanno da Cristo che così li sfida: “Che cosa cercate?”. Di fronte alla domanda: “Maestro, dove dimori?” (che vuol dire: “Chi sei? Che cosa proponi?”), Gesù non risponde direttamente. Questo è il suo stile: non rispondere direttamente, perché le risposte chiudono gli orizzonti, le domande, le provocazioni li dilatano: “Venite e vedrete”.

Ognuno di noi, incontrando l’Amore, è costretto a porsi una domanda radicale: “Chi cerco?”. In Giovanni evangelista troviamo per tre volte la frase: “Chi cercate?”. Domanda che torna nei momenti salienti della vita di Cristo: all’inizio della predicazione; quando i discepoli lasciano Giovanni Battista e vanno verso Gesù; nell’orto del Getsemani, quando Gesù è catturato e sfida le guardie; vicino al sepolcro e quando si mostra alla Maddalena subito dopo la Risurrezione: “Donna, chi cerchi?”.

Se Cristo ci ponesse oggi questa domanda, che cosa risponderemmo? Saremmo capaci di dire, come Madre Teresa di Calcutta: “Io sto tre ore in silenzio, ogni mattina, in chiesa e quel Dio che cerco davanti al tabernacolo, lo trovo sul volto del più povero dei miei fratelli”?

Il voto di Cristo e del fratello

Che volto ha quel Dio che Giovanni Battista ci addita come l’Agnello di Dio? Comodo e facile cercare Dio nell’alto dei cieli! Comodo e bello vederlo a Natale nel nostro presepio! Ma il Vangelo odierno ci invita a cercare Dio che viene a prendere su di sé il nostro peccato. Un Dio che si identifica con l’ultimo, il più piccolo, il più povero degli esseri umani. “I poveri… la carne stessa di Cristo”, ripete continuamente papa Francesco.

Un Dio che, proprio quando siamo in crisi, ci chiede di sussurrargli: “Non so se ti amo veramente, ma ti chiedo di aiutarmi a non dubitare che Tu mi ami. Non so se credo in Te, ma sono certo che Tu credi in me”.

Un Dio che ci dà un messaggio attraverso il seguente aneddoto che ci viene dall’Estremo Oriente e riassume tanti temi sui quali torno spesso nelle mie omelie:

Cristo, volto di ogni nostro volto

Un maestro chiede ai suoi uditori: “Come facciamo a riconoscere il momento preciso in cui la notte passa nel giorno?”. I discepoli si sbizzarriscono nel dare le loro risposte: “Quando le cose cominciano a prendere una forma”. “Quando si abbozzano i primi colori”. “Quando l’alba scivola nell’aurora e il cielo sorride alla terra”. “Quando si distingue un uomo da un animale”… Il maestro accetta le risposte, ma non è soddisfatto di nessuna di esse. Finalmente dà lui la risposta più pertinente: “La notte termina e inizia il giorno quando, guardando in faccia a un uomo, in lui vedi un fratello”.

                                                                                       Valentino Salvoldi

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