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Bellezza di “battezzare” i peccati

Festa del battesimo di Gesù (2023)

In fila con i poveri, i peccatori e i nonviolenti

«San Girolamo si converte e per far penitenza dei suoi peccati rimane a Betlemme per ben trentacinque anni, in una spelonca accanto alla grotta della Natività, pregando, studiando e traducendo in latino la Bibbia.
In una notte di Natale gli appare Gesù Bambino che gli chiede: “Non hai niente da darmi nel giorno della mia Nascita?” Il Santo gli risponde: “Ti do il mio cuore!”
“Va bene, ma desidero ancora qualche altra cosa”. “Ti do le mie preghiere!” “Va bene; ma voglio qualche cosa di più”, insisteva Gesù. “Non ho più niente, che vuoi che ti dia?”,
“Dammi i tuoi peccati, o Girolamo”, rispose Gesù Bambino, “perché io possa avere la gioia di perdonarli ancora”».

Così ha vissuto un Natale il santo cardinale Girolamo. Tocca ora a noi porci la domanda come viviamo ogni anno il Natale. Siamo capaci di rinascere con Cristo? Dove e come lo incontriamo? Che cosa siamo capaci di offrirgli? Ci rendiamo conto che affascinante e tremendo è il mistero del Natale?

 Affascinante perché in virtù dell’Incarnazione, della redenzione e della grazia ricevuta dai sacramenti questo nostro corpo è divinizzato. Ma anche mistero tremendo è il Natale perché il battezzato, chiamato a vivere immerso nella vita, morte e risurrezione di Cristo, deve immedesimarsi con Lui, sapendo che se hanno perseguitato il Maestro, perseguiteranno anche il discepolo. Il vero credente, però, non perde la speranza, perché la morte di Cristo in croce – come  la sua morte – non è la fine dell’avventura umana, ma è l’inizio della vera vita.

Questo è il mistero che celebriamo e riviviamo in ogni eucaristia, mentre ritmiamo, ogni anno, il nostro cammino spirituale sulle tappe salienti della vita del Maestro. Vita che possiamo riassumere con tre immagini. C’è un arcobaleno di pace sul mondo a Natale: silenzioso allinearsi di Cristo coi poveri. C’è un’ aurora di pace per l’Epifania: silenzioso allinearsi di Cristo con i peccatori. C’è un tripudio di pace a Pasqua: silenzioso allinearsi di Cristo con i non violenti che sconfiggono il male del mondo sulla propria croce.

Due settimane fa abbiamo celebrato la solennità della nascita di Gesù, dicendo che il Natale di Dio in terra è il natale dell’uomo in cielo. Abbiamo poi commemorato l’Epifania con le tre immagini classiche del Vangelo che mostra come Dio si riveli nascondendosi: nasconde la sua divinità nella culla di Betlemme. Nasconde la sua gloria attirando a sé i Magi, astrologi considerati dei peccatori, perché la Bibbia proibisce la magia e la ricerca del futuro consultando le stelle. Nasconde la sua santità facendosi battezzare da Giovanni come uno dei tanti peccatori.

Perché questo nascondimento? Perché la scelta di farsi battezzare come un peccatore qualsiasi? Se è Figlio di Dio e quindi Egli stesso Dio, perché mette alla prova la fede di quanti gli stanno accanto, cominciando proprio da sua Madre, Maria, che si sarà chiesta: “Chi ho concepito nel mio grembo, allattato e aiutato a crescere per trenta anni? Un santo o un peccatore? Il Salvatore del mondo o, come disse Simeone, una pietra di scandalo e una causa di morte per tanti bambini innocenti e per i futuri seguaci? Perché questo battesimo?”.

Possiamo trovare una risposta nell’aneddoto di S. Girolamo, nella richiesta che Dio gli fa di offrirgli il suo peccato.

Nelle sporche e limacciose acque del Giordano

Prima di ritirarsi nel deserto, anzi – per essere fedeli al testo greco – prima di “essere scaraventato da satana nel deserto”, Gesù si sottopone al rito penitenziale del battesimo. Lo fa per essere solidale in tutto con questa umanità che si sente schiacciata dai mali del mondo, dai limiti della comunità e dai peccati personali. Questi non fanno altro che ratificare l’antico peccato di Adamo e di Eva. Il peccato originale è uno dei dogmi che non esigerebbe tante spiegazioni, perché tutti noi sentiamo sulla nostra pelle quanto sia vera l’esperienza S. Paolo: vediamo  il bene. Lo approviamo. Ma poi compiamo il male.

Abisso, poi, chiama abisso, così che  aumenta sempre più la caterva di male che si abbatte sull’umanità. Per aiutarla ad arginare il potere del male e per proporre all’essere umano la salvezza, ecco la scelta del Figlio di Dio: farsi uomo come noi, farsi battezzare nelle sporche e limacciose acque del Giordano, farsi figlio dell’uomo per invitare ciascuno di noi a scaricare sulle sue spalle i propri peccati. Gesù vuole prendere su di sé tutto ciò che frena la nostra corsa verso il Padre. Si fa peccato per inchiodare al legno della croce tutto il male del mondo. “Si fa maledizione”- dice S. Paolo – per essere benedizione per quanti accettano di fidarsi di lui, di offrire al Lui i loro peccati. E’ questo il senso del battesimo di Gesù al Giordano: immersione nella miseria umana, assunzione su di sé del peccato e di tutte le sue conseguenze, fare propria la morte spirituale dell’umanità per rivelare quanto poi scriverà S. Paolo: “Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!” (1 Corinti 15, 55-57).

Battezzare il nostro peccato, confessandolo

Così scrive l’Apostolo: «Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Romani 6,3-4).

 E la vita nuova è a nostra portata di mano ogni volta che decidiamo di accostare un sacerdote nel sacramento della riconciliazione. L’umile confessione dei nostri peccati è paragonabile alla richiesta che Gesù ha fatto a S. Girolamo: “Dammi il tuo peccato! Permettimi di fare festa in cielo mentre te lo perdono”. Potremmo aggiungere: “Permettimi di battezzare il tuo peccato, vale a dire: io, il tuo Dio, ti aiuto a vedere l’anima di bene nascosta anche nella tua trasgressione della legge, nella tua mancanza d’amore. Io ti conosco e ti amo così come sei. So che sbagli, ma io non ti identifico con il tuo peccato. Tu rimani sempre mio figlio. Non avere paura. Sono tuo Padre. Il mio nome è MISERICORDIA”.

                                              Valentino Salvoldi

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