Settima domenica di Pasqua: l’Ascensione – Per ascendere con Gesù al cielo

“Perché state a guardare il cielo?”

Ai discepoli che, impauriti e increduli, stanno a guardare in alto, tristi per la dipartita di Gesù, gli angeli rivolgono una provocazione: “Perché state a guardare il cielo?” (Atti 1,11).

Ora che il Maestro se ne è andato – anzi, è tornato al Padre, e questo ce lo rende ancora più vicino, più intimo – il nostro compito consiste nel guardare in faccia a noi stessi e ai nostri fratelli. A noi stessi per scoprire la gioiosa responsabilità di essere il Cristo del secolo in cui viviamo. Guardare ai fratelli, per scoprire in essi i lineamenti di Gesù e amarli come Egli ci ama. Ciò che sembra umanamente impossibile può realizzarsi, perché Gesù ci ha dato la garanzia di essere con noi, di agire con noi e attraverso di noi, come ci insegna il testo sacro: “… il Signore agiva insieme con loroe confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” (Mc 16,20).

“Dov’è il tuo Dio?”

Quando Gesù operava miracoli strepitosi, i suoi connazionali solitamente non cadevano ai suoi piedi, né vedevano in Lui il Figlio di Dio. Qualcuno era meravigliato, altri erano increduli, non pochi l’accusavano: “Opera segni prodigiosi in nome di Beelzebul, principe dei demoni” (cfr Matteo 12,24; Marco 3,22). Per chi crede, i miracoli non servono. Per chi non crede, migliaia di segni, miracoli, prodigi non bastano per indurlo alla conversione. Oltre a ciò… sussiste il solito problema del male del mondo che porta il dubbioso a sfidare il credente: “Dov’è il tuo Dio?”.

Cristo ha promesso di restare con noi sempre, fino alla fine del mondo. Già altre volte ho detto che è difficile cercare e trovare Dio in questa umanità che tarda a nascere ai più elementari valori umani ed è digiuna dei valori spirituali. Come cercarlo e trovarlo nella notte dell’umanità? Non scandalizza, forse, il baratro in cui è caduta l’intelligenza umana, indifferente a chi muore di fame e disposta a giustificare le guerre?

Prima di tornare al Padre, Cristo ha invitato gli apostoli a non temere, a confidare nell’aiuto che sarebbe venuto dall’Alto con il dono dello Spirito Santo e, da Lui sorretti, portare ovunque la Buona Novella: “Andate in tutto il mondo” (Marco 16,15). Questo invito a partire per il mondo con lo scopo di ammaestrare tutte le genti richiama all’iniziale vocazione: “Vi farò pescatori di uomini” (Matteo 4,19; cfr Marco 1,17). Pescare un uomo dal mare, simbolo del male, vuol dire farlo entrare nel regno della vita. Ciò avviene attraverso il Battesimo, una immersione nella realtà dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Il Battesimo ci trasforma in creature nuove: siamo noi ora il Cristo che vive nei secoli. Nostro compito: riscoprire il valore del nostro Battesimo e concretizzare il Discorso della montagna. Se noi lo metteremo in pratica, Cristo sarà con noi fino alla fine dei tempi.

Con l’Ascensione Gesù non si è allontanato dalla terra, non è andato altrove, ma è penetrato sempre di più dentro ciascuno di noi. È entrato nell’intimo di noi stessi. Si è identificato con ogni battezzato, nel quale “vive, si muove, esiste”, come insegna San Paolo.

Chiama il cristiano a vivere la sua ascensione: passare “da un cuore di pietra a un cuore di carne, un cuore nuovo” (cfr Ezechiele 36,26), dalla chiusura nel proprio mondo all’apertura verso i fratelli, dalla tentazione di rifugiarsi nel rassicurante grembo familiare all’abbraccio dell’universo “ricapitolato in Cristo”, per ricorrere ancora a un’espressione di San Paolo.

“È bene per voi che io me ne vada”

Per impedire ai discepoli di adagiarsi nel quieto vivere, Cristo li mette alla prova: li lascia soli e permette che sperimentino la persecuzione, la solitudine, il dolore e la morte. Realtà paragonabili a un mostro che ha un tesoro in bocca.

Il mostro fa paura: anche Cristo pianse di fronte alla morte di Lazzaro e di fronte a Gerusalemme, della quale prevedeva la catastrofe. Pensando poi alla sua morte, sudò addirittura sangue.

Ma quel “mostro” ha un tesoro in bocca: esso consiste nello stimolo a pensare alla caducità dei nostri giorni e alla vanità del tutto. Ci invita a non aspettare domani per diventare santi e per esprimere il nostro amore alle persone che Dio ci ha messo accanto. Ci dice che dobbiamo essere grati per il privilegio di vivere, di avere una fede, una famiglia e godere del dono dell’amicizia.

Ed è proprio per dimostrare il valore dell’amicizia che il Vangelo odierno ci dice che Gesù sale al Cielo guardando a Betania. Perché mai l’evangelista conclude così il suo testo sacro? Il messaggio è molto significativo: a Betania Gesù ha vissuto momenti molto belli di intima amicizia con Lazzaro, Maria e Marta. Voleva molto bene a questi tre fratelli. Quando era stanco si riposava in quella casa che è diventata simbolo della contemplazione delle verità eterne e del privilegio di godere la bellezza di un amore dato e ricevuto gratuitamente. Amore terreno che è preludio dell’amore eterno. Amore che è possibile tra persone buone, che non si vergognano di esprimere i propri sentimenti. Chi non ricorda l’espressione delle sorelle di Lazzaro che mandano a dire a Gesù: “Colui che tu ami è malato” (Gv 11,3)? Amore basato sull’ascolto della Parola: come non ricordare Maria che stava seduta ai piedi del Maestro, trascurando i doveri dell’ospitalità pur di non perdere una parola di Gesù?

L’amore che si esprime in una amicizia autentica fa della terra un lembo di Cielo e prepara la nostra ascensione alla gloria eterna. Là scopriremo quanto sia grande il privilegio di cercare Dio nell’alto dei cieli e di trovarlo sul volto dei familiari, degli amici e… anche di coloro che ci rendono difficile la vita. Anche a loro possiamo voler bene perché lo Spirito Santo ci viene in aiuto e perché Cristo è con noi, sempre, fino alla fine dei tempi.

                                                                              Valentino Salvoldi

Una opinione su "Settima domenica di Pasqua: l’Ascensione – Per ascendere con Gesù al cielo"

  1. Carissimo don Valentino.
    Grazie, perchè dici, scrivi quello che davvero volevo sentire.
    Grazie:
    Là scopriremo quanto sia grande il privilegio di cercare Dio nell’alto dei cieli e di trovarlo sul volto dei familiari, degli amici e… anche di coloro che ci rendono difficile la vita. Anche a loro possiamo voler bene perché lo Spirito Santo ci viene in aiuto e perché Cristo è con noi, sempre, fino alla fine dei tempi.
    Grazie: Maria Vittoria de Lucia, Padova.

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