Sesta domenica di Pasqua 2022

La sconcertante pace del Risorto

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace.

Non come la dà il mondo, io la do a voi”.

(Giovanni 14,27)

Una pace basata sulla giustizia e sulle Beatitudini

“Non è forse una contraddizione che dopo venti secoli di Vangelo gli anni di guerra siano più frequenti degli anni di pace? Che sia tuttora valida la regola pagana: ‘Se vuoi la pace prepara la guerra’? Che l’omicida comune sia al bando come assassino, mentre chi, guerreggiando, stermina genti e città sia in onore come un eroe? Che una guerra possa portare il nome di giusta o di santa, e che tale nome convenga alla stessa guerra combattuta dall’un campo o dall’altro per opposte ragioni? Che s’invochi il nome di Dio per conseguire una vittoria pagata con la vita di milioni di figli di Dio?”. Contro chi follemente ricorre alle armi, così tuona don Primo Mazzolari. E noi dovremmo imitarlo guardando a Cristo che, prima di salire il monte per proclamare ai suoi seguaci le Beatitudini quale completamento e perfezionamento dei comandamenti, ha insegnato silenziosamente con la sua vita quanto grande sia la beatitudine riservata ai costruttori di pace.

Anche se non avesse pronunciato il Discorso della montagna, Gesù stesso incarna le Beatitudini. Vive alla lettera quanto, riguardo a Lui, profetizza Isaia parlando del Servo nonviolento, Re di giustizia e Principe della pace (cfr Isaia 9). Quando Cristo manda i discepoli a due a due a predicare la conversione in attesa del Regno di Dio, li invita a essere poveri, disarmati. Entrando in una casa devono innanzitutto augurare la pace.

Che tipo di pace propone Gesù? Ne parla il quattordicesimo capitolo del Vangelo di Giovanni, che inizia e termina con un invito a non aver paura del futuro. Cristo deve tornare al Padre e assicura ai discepoli che manderà lo Spirito Santo. Questi, essendo Amore, scaccerà ogni paura: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Giovanni 14,27). La pace augurata dal Risorto implica la totalità dei beni, delle grazie e delle benedizioni: serenità, giustizia sanante, tranquillità nell’ordine e nell’armonia del tutto. Questa pace scaturisce dal suo costato trafitto, dopo aver pregato per i suoi assassini: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Luca 23,34).

Una pace estremamente esigente

Lo shalom augurato da Cristo è illustrato con un linguaggio sconcertante: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera…” (Matteo 10,34-35).

Con questo discorso Cristo intende sottolineare che Egli vuole essere al primo posto nella vita di ciascuno di noi. Con immagini forti e sconvolgenti, senza mezzi termini, ci mostra una pace paragonata a una spada a doppio taglio che penetra in noi per rivelare noi a noi stessi e permetterci di comprendere se amiamo di più le cose della terra o quelle che durano eterne, se siamo disposti a metterci sulle sue orme per sconfiggere l’odio con l’amore, se veramente siamo determinati a disarmare la vendetta con il perdono.

 “Amate i vostri nemici”

Prima di chiederci di amare i nemici, Cristo testimonia con il suo esempio come voler bene a tutti. Ci mostra come convertire il peccatore, facendolo diventare discepolo, senza stancarsi mai di perdonarlo. Ci dà l’esempio di un “amore cieco” che sceglie come apostolo Giuda, il quale, con un bacio, lo tradirà e lo consegnerà ai suoi carnefici. Sceglie Matteo, seduto al banco delle imposte, peccatore tra i peccatori. E, quando qualcuno nota lo scandalo di quel pasto consumato nella casa di un esattore delle tasse, Cristo risponde: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico…” (Matteo 9,12).

La pace offerta da Cristo si manifesta, oltre che nell’amicizia donata ai peccatori, nel comando: “Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla… Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati” (Luca 6,35.37).

Cristo mostra un volto del suo amore misericordioso, fondamento della vera pace, nel liberare una donna dalla condanna a morte. Gli accusatori si aspettano che il Maestro ratifichi la legge contro l’adultera, ma Egli smaschera la pseudoinnocenza di chi invoca la legge mosaica, dicendo pacatamente: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (Giovanni 8,7). E poi congeda la donna in pace.

Solo Cristo chiama la peccatrice per nome ed ella non si sente più “la prostituta”. Solo Lui la guarda negli occhi ed ella diviene donna. Solo Lui le concede il perdono ed ella rinasce alla gioia di vivere.

Poiché la pace è pienezza di beni concessi a tutti, si capisce perché Gesù percorra la Palestina curando gli infermi, guarendo il corpo e lo spirito degli ossessi, difendendo i poveri e gli oppressi, cercando di liberare la gente dalle odiose leggi create dagli scribi e dai farisei, invitando tutti a seguire il suo esempio: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Matteo 11,28).

I sognatori che cambiano il mondo

I primi cristiani si lasciarono decapitare piuttosto che impugnare le armi. Siamo tutti chiamati a pensare al loro eroismo e a quello di chi direttamente o indirettamente li ha imitati. Un gruppo di giovani cristiani tedeschi dal nome “La Rosa Bianca”, a causa della loro scelta nonviolenta – perché si opposero al regime nazista –, furono decapitati. In Sudafrica, a metà degli anni Settanta, sono venuto a contatto con la realtà di settemila giovani boeri che si rifiutavano di imbracciare i fucili: a causa della loro obiezione di coscienza erano costretti a vivere in esilio, in situazioni miserabili, mentre i loro familiari godevano di tutti i benefici ricavati dall’apartheid. In Cina ecco uno studente, solo dinanzi al carro armato, in piazza Tienanmen, a Pechino…

Quando si portano questi esempi, immancabilmente c’è chi mi invita a essere realista: ci sono trenta Paesi in guerra e una quarantina che trascinano da anni una serie di conflitti armati. Ora poi che è in atto la guerra tra Russia e Ucraina, ecco che il mondo si organizza ad aumentare le spese militari, ad armare il Paese oppresso, a giustificare la guerra.  

Ma, nonostante l’apparente inarrestabile follia dei violenti, sono convinto che l’uomo non riuscirà mai a spegnere il sogno di pace che a noi ha augurato il Risorto. Sogno a occhi aperti: se Martin Luther King non avesse sognato a occhi aperti, i diritti civili dei neri oggi sarebbero ancora lettera morta. Se Giovanni XXIII non avesse sognato a occhi aperti, non avrebbe mai indetto il Concilio. Se i vescovi don Tonino Bello e Luigi Bettazzi – insieme a cinquecento “pazzi per Amore” – non avessero sognato a occhi aperti, non sarebbero mai giunti a Sarajevo a fraternizzare con quel popolo martoriato da un genocidio etnico.

Domenica prossima celebreremo l’importante festa della Pentecoste. Durante questa settimana preghiamo incessantemente lo Spirito Santo, perché senza di Lui non potremmo capire le Sacre Scritture; senza di Lui non ci sarebbe la Chiesa; senza di Lui non potremmo celebrare i sacramenti, e con essi avere la forza di chiamare Dio come Padre, di sentire Cristo come fratello e di avere Lui, lo Spirito Santo, come nostro respiro e fonte di ogni amore.

Sia lo Spirito d’Amore a farci comprendere le parole di Cristo: “Siate perfetti e misericordiosi come il Padre” (cfr Matteo 5,48; Luca 6,36). E poiché questo ideale sembra irraggiungibile, chiediamo allo Spirito Santo che ci aiuti a testimoniare il valore terapeutico della nonviolenza, a voler bene al nemico, a sognare che l’amore vince l’odio e la vendetta è disarmata dal perdono. Così avremo la pace: non quella fittizia sbandierata dal mondo, ma quella promessa da Cristo. Pace basata sulla giustizia e sul perdono. Pace che non è qualche cosa ma Qualcuno, come ci assicura San Paolo: “Cristo nostra pace”.

                                                                                       Valentino Salvoldi

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