Quinta domenica di Pasqua 2022

UN COMANDAMENTO NUOVO: “GIOISCI!”

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.                                              Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.                                Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli:                                          se avete amore gli uni per gli altri”.

(Gv 13,34-35)

“Cerca la gioia nel Signore: esaudirà i desideri del tuo cuore”. Così ci esorta il salmo 37. Cercare la gioia, vivere nella gioia e testimoniare la gioia di essere creati a immagine e somiglianza di Dio. Gioia di essere noi il Cristo del Terzo Millennio e di essere tempio dello Spirito Santo che è Amore. Questa è l’essenza del Cristianesimo; questo è il cuore della morale cristiana, riassunta nel comandamento nuovo: il comandamento dell’amore. E chi sperimenta l’amore, offerto e ricevuto, scopre la gioia di essere un dono per se stesso, per gli altri e per Dio.

“Al di là delle soddisfazioni immediate e passeggere, il nostro cuore cerca la gioia profonda, piena e duratura, che possa dare ‘sapore’ all’esistenza”. Con queste espressioni il papa emerito Benedetto XVI ci indica la radice profonda di ogni gioia: “In realtà le gioie autentiche, quelle piccole del quotidiano o quelle grandi della vita, trovano tutte origine in Dio, anche se non appare a prima vista, perché Dio è comunione di amore eterno, è gioia infinita che non rimane chiusa in se stessa, ma si espande in quelli che Egli ama e che lo amano. Dio ci ha creati a sua immagine per amore e per riversare su noi questo (tolto: il)suo amore, per colmarci della sua presenza e della sua grazia. Dio vuole renderci partecipi della sua gioia, divina ed eterna”.

Gli fa eco papa Francesco, che presenta lui pure il comandamento dell’amore come fulcro per la vita del cristiano: Il Papa invita a bandire la tristezza e lo scoraggiamento per vivere la gioia vera che nasce dall’incontro con Cristo, che non ci lascia mai soli nel cammino della vita.

L’antico comandamento di Gesù e la morale odierna mirano a realizzare questo ideale: liberare in noi la vera gioia. Cristo è venuto al mondo per renderci partecipi della gioia che anima la Trinità beata. Si è fatto come noi non per metterci sulle spalle un fardello, ma per aiutarci a portarlo con dignità e a trarre dalle inevitabili difficoltà della vita un motivo per crescere in sapienza e grazia. Si è fatto uno di noi per insegnarci a godere delle bellezze che il Creatore ha profuso nell’universo e trovare in esso il nostro posto in cui celebrare la sua grandezza ed essere felici. È bella l’idea – presente nell’Antico Testamento – che Dio ci chiederà se siamo stati capaci di godere delle cose belle che ci ha donato.

Certamente nel passato sono stati fatti non pochi sbagli nel presentare una morale triste, incentrata sul peccato e sulla paura dell’inferno. Oggi si può sbagliare nel dire che più nulla è peccato e che l’inferno, se c’è, è vuoto… Il peccato è estremamente evidente nelle guerre che si stanno combattendo in tante parti del mondo e nella tristezza che alberga in tante persone, sempre più sole, sempre più disperate, sempre più chiassose per coprire il vuoto di valori umani e divini.

Il peccato c’è, ma ci sono anche il perdono, la riconciliazione e la grazia. Ci sono i sacramenti che ci rendono sempre più simili al Figlio di Dio. E, lo ripetiamo, c’è il comandamento nuovo che può essere riformulato sulla scia delle parole del profeta Sofonia: “Gioisci, esulta, e rallegrati con tutto il cuore… Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, danzerà con grida di gioia, come nei giorni di festa”.

“Vivere nella gioia”

“Il cristiano è gioioso, non è mai triste!”. “Il cristiano non può essere pessimista! Non ha la faccia di chi sembra trovarsi in un lutto perpetuo”.  Così va ripetendo papa Francesco, anche quando piange per le guerre che si stanno combattendo in tante parti del mondo.

Il motivo della nostra gioia è legato alla consapevolezza che “Dio ci accompagna” e che “abbiamo una Madre che sempre intercede per la vita dei suoi figli”. Perciò il vero credente vive nella gioia, non può dare l’impressione di avere “uno stile di Quaresima senza Pasqua”. La fede lo rende capace di infiammarsi di una gioia contagiosa.

L’incontro con Cristo immerge nella vera gioia. Ne consegue che una continua tristezza sia simbolo del mancato incontro con la fonte della gioia. E papa Francesco cita Benedetto XVI: “Il discepolo è consapevole che senza Cristo non c’è luce, non c’è speranza, non c’è amore, non c’è futuro” .

Dove cerca la gioia il cristiano? Stando in periferia” per imparare dai poveri la gioia, per poi condividerla con tutti gli uomini di buona volontà: “Stare in periferia aiuta a vedere e capire meglio, a fare un’analisi più corretta della realtà, rifuggendo dal centralismo e da approcci ideologici”. Stando con gli ultimi, con i poveri impariamo quanto siano vere le parole del Papa: “Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti!”.

Gesù è con noi per aiutarci a trasformare in grazia i fallimenti, le nostre fragilità e i nostri peccati. Ci dona la forza di rimetterci continuamente ingioco, come buoni sportivi che sanno affrontare la fatica dell’allenamento per raggiungere dei risultati encomiabili. Rinnova in noi l’entusiasmo e il coraggio di “prendere il largo, uscire da noi stessi, dal nostro piccolo mondo e aprirci a Dio, per aprirci sempre più anche ai fratelli”. Ci dà la gioia di fare esperienza del suo amore e della sua misericordia: questa è “l’avventura più grande e più bella che possa capitare ad una persona”.

Ce lo garantisce il Papa che non esita a farci questa confidenza: “Dopo tanti anni da quando ho sentito la vocazione accanto al Signore non mi sono pentito; non perché mi sento forte, ma voi pensate che io sia Tarzan? No, mi sento forte perché nei momenti più bui, nel peccato, nella fragilità, ho guardato Gesù e Lui non mi ha lasciato da solo, fidatevi di Lui che non vi delude mai”. 

                                                    Valentino Salvoldi

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