GIOIOSA CORSA VERSO IL RISORTO

(Giovanni 20,1-9)

“(Pietro e Giovanni)correvano insieme tutti e due,

 ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro

 e giunse per primo al sepolcro”.

Corsa verso la culla e il sepolcro vuoto

Durante questa Quaresima ci siamo più volte soffermati sull’idea che la vita è un viaggio, un cammino, una corsa verso il Signore che ci chiama a rinascere, a morire e risorgere con Lui. La vita è un viaggio con due soli punti fissi e sicuri: la partenza e l’arrivo, l’utero materno e l’abbraccio finale: Dio. Tutto quello che è in mezzo è un’avventura fatta di tappe e incontri, alcuni voluti, altri – la maggior parte – imprevisti e quindi forse i più belli e interessanti. Senz’altro originali e inediti per chi cerca e si lascia cercare dal Signore.

Viaggio, cammino, corsa. Il Vangelo di questa Pasqua ci mostra come la corsa di Giovanni verso la tomba vuota sia un invito a vivere la gioia, magistralmente descritta nella lettera apostolica Evangelii Gaudium di papa Francesco. Corsa gioiosa, che esprime l’entusiasmo che caratterizza la vita del credente, per il quale il dolore non è cancellato, ma assunto nel suo volto pedagogico: trampolino di lancio verso i valori essenziali, verso quella croce che profuma di Risurrezione, verso i fratelli ai quali reca il lieto annuncio: “È risorto e vive in ciascuno di noi”.

È bello scoprire il legame tra il Natale e la Pasqua: corsa verso una culla e corsa verso una tomba vuota. Questo l’ideale del cristiano, che vive il Natale e la Pasqua – la risurrezione di Cristo e la nostra – come nuova vita, passaggio di vita in vita, gioia dopo la sofferenza, premio per la tolleranza, pace, quiete e ristoro dopo la tempesta. Vive nello stupore per la bellezza della creazione, sorride alla festa che ogni giorno celebriamo, non si volta indietro “perché l’ieri non c‘è più se non come briciola di lievito per il pane d’oggi”. Sorride alla vita che procede, sempre ricca di piccoli miracoli quotidiani e di eventi inattesi. Sorride alla poesia che sgorga nel cuore grazie alla fede che si trasforma in speranza, gravida d’amore. Sorride a ogni alba che sorge perché sa che, aggrappati al Signore, ogni giorno è Natale, ogni giorno è Pasqua, e ogni giorno può celebrare il “primo mattino del mondo”.

Crede e conosce solo chi ama

È l’amore che fa correre al sepolcro l’apostolo Giovanni. È il discepolo più giovane, colui che Gesù amava e che gli è sempre stato vicino. Durante l’Ultima Cena ha posato il capo sul petto del Maestro e ha vissuto fino in fondo il dramma della Pasqua. Avrà avuto anch’egli le sue difficoltà nel credere, perché i progetti di Dio sono così diversi dai nostri! Anche chi gli è più vicino, spesso non comprende e si stupisce degli avvenimenti.
Ma di Giovanni il Vangelo dice: “Vide e credette”. Che cosa ha visto? Non ciò che dice la traduzione italiana: “Vide i teli posati là”. Il verbo greco spiega in modo stupendo ciò che rafforzò la fede di Giovanni: vide le bende “afflosciate”. Perché la Risurrezione di Gesù è stata come una esplosione di luce. Il Maestro si è liberato dalle bende come se fosse un baco da seta che esce dal bozzolo. Quindi quelle bende che avevano ancora la forma del corpo di Cristo e l’amore del discepolo prediletto – amore più forte della morte – hanno fatto sì che Giovanni rinsaldasse la sua fede: “Vide e credette”.

La ragione non sempre comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. In sintesi: crede e conosce solo chi ama.

Perché l’amore non muoia mai

 La predicazione, la vita e la testimonianza di Giovanni sono state talmente affascinanti che i primi cristiani erano convinti che l’apostolo amato non sarebbe mai morto. Muore chi non ama, chi perde l’entusiasmo della corsa, chi non pone il suo capo sul petto di Gesù, chi dimentica di essere diventato Cristo, in virtù del Battesimo. E affinché possiamo vivere in pienezza la nostra esistenza – “io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Giovanni 10,10) – papa Francesco sprona la Chiesa a essere il meno possibile istituzione-gerarchia, per creare la gerarchia dell’amore, passando attraverso una continua purificazione. Il Pontefice vuole una Chiesa pasquale che sia sempre in cammino – Chiesa sinodale –, che cerchi una vita sempre nuova e una testimonianza sempre più gioiosa, ma per fare questo i cristiani sono chiamati a impegnarsi nei seguenti punti:

– Migliorarsi sempre e crescere in comunione, santità e sapienza per realizzare pienamente la propria missione: essere Cirenei della gioia. 

– Fuggire la tentazione di sentirsi immortali, mentre alberghiamo in noi un cuore di pietra.

– Evitare l’eccessiva operosità, l’immergersi nel lavoro trascurando “la parte migliore”: sedersi ai piedi di Gesù, per ascoltarlo.

– Liberarsi dalla malattia della rivalità e della vanagloria, come afferma San Paolo: “Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” (Filippesi 2,3-4).

– Curarsi dalla malattia delle chiacchiere, delle mormorazioni e dei pettegolezzi.

– Stare lontani dalla malattia dell’accumulare: “‘Il sudario non ha tasche’ e tutti i nostri tesori terreni – anche se sono regali – non potranno mai riempire quel vuoto, anzi lo renderanno sempre più esigente e più profondo”.

Il cammino, anzi la corsa gioiosa verso il Risorto sia fonte di pace per ciascuno di noi e sia stimolo a correre verso i fratelli e verso quella pienezza di vita che regala ai contemporanei la bella intuizione: “Il discepolo amato – ciascun credente – non morirà mai”.

Preghiamo

Aiutami, o Signore risorto, a sorridere alla Pasqua che oggi celebriamo, a non pensare a ciò che ho lasciato, ad essere felice di ciò che ho trovato. Aiutami, o Signore risorto, a non volgermi indietro perché l’ieri non c’è più se non come briciola di lievito per il pane d’oggi. Aiutami a sorridere alla vita che avanza, sempre così ricca di sorprese e di novità; a sorridere alla poesia che canta nel cuore per spingermi alla ricerca di spazi sconfinati. Aiutami, o Signore risorto, a sorridere ai tentativi che compio per essere e restare creatura nuova. Possa io sentirti vivo dentro di me, e sorridere ad ogni alba che viene, perché ora so che, se vengo e sto con te, ogni giorno è Pasqua, e ogni giorno posso celebrare il primo mattino del mondo.

                                                                          Valentino Salvoldi

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