Vangelo della benedizione delle palme: Luca 19, 28-40

Viaggio alla ricerca di noi stessi: “Chi cercate?”

“…gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: ‘Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore”

“Osanna”: “Signore, salvaci”

La parola “Osanna” solo indirettamente è un grido di lode: ha assunto questo significato perché, chiedendo aiuto a una persona, si riconosce la sua grandezza, la sua superiorità nei nostri confronti. Ma il significato del termine ebraico è una richiesta di aiuto, di una salvezza integrale, di un beneficio del corpo e dello spirito: “Signore, salvaci”.

Andiamo incontro al Signore che entra in Gerusalemme con l’animo del pellegrino che sogna di stare nella casa di Dio: “Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri che mille nella mia casa; stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio che abitare nelle tende dei malvagi” (Salmo 84,11).

A Dio chiediamo la grazia di vivere da pellegrini che non danno per scontato il proprio viaggio, il cammino verso Cristo, ma si lasciano sfidare dalla ricorrente domanda: “Chi cercate?”.

Giovanni Paolo II, che ha vissuto il suo pontificato come un continuo pellegrinaggio di gente in gente, nel discorso tenuto a San Giacomo di Compostela (nell’agosto del 1989) ha riassunto il suo pensiero sulla bellezza e necessità di camminare con uno zaino a spalle:

“Pellegrini, cosa cercate? È la domanda che fa il crocevia dei cammini. Questo crocevia rappresenta la domanda che l’uomo si pone sul senso della vita, sulla mèta che vuole raggiungere, sulle ragioni del proprio comportamento.

[…] Pellegrini, cosa cercate? Questa domanda dobbiamo porcela tutti noi qui presenti. Soprattutto voi, cari giovani, che avete tutta la vita dinanzi a voi. Vi esorto a decidere in modo definitivo la direzione del vostro cammino. Con le stesse parole di Cristo vi chiedo: ‘Che cercate?’ (Gv 1,38)”.

La domanda di Giovanni Paolo II non è altro che l’eco di tutto il messaggio evangelico.Chi ha il privilegio di accogliere Cristo, accettarlo, custodirlo dentro di sé e comunicarlo agli altri, facilmente comprende l’essenza dell’essere umano: il bisogno di cercare l’Amore, il bisogno d’amare e di essere amato.

L’amore di Cristo è così descritto dagli Evangelisti: un amore folle, gratuito ma non superfluo, estremamente liberante nella sua provocatoria sfida: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna” (Giovanni 6,26-27).

Ognuno di noi, incontrando l’Amore, è costretto a porsi la domanda: “Chi cerco?”. Nel Vangelo di Giovanni troviamo per tre volte la frase: “Chi cercate?” Questa domanda si ripete nei momenti salienti della vita di Cristo: all’inizio della predicazione, quando i discepoli lasciano Giovanni Battista e vanno verso Gesù; nell’orto del Getsemani, quando Gesù è catturato e sfida le guardie; vicino al sepolcro, quando si mostra per primo a Maria Maddalena.

Se questa domanda è posta all’inizio e al termine della vita pubblica di Cristo, se essa è la prima rivolta dopo la Risurrezione – “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” – vuol dire che è fondamentale per ciascuno di noi.

Gesù ci invita a non dare per scontato il nostro rapporto con Lui e a metterci sempre in cammino per cercare il suo volto. Cercarlo nella Parola e nel Pane di vita. Cercarlo sul volto dei viandanti, dei pellegrini che Dio mette sul nostro cammino. E questa ricerca ha come intento lo sforzo di “conoscere” in senso biblico, vale a dire “amare”, “avere un rapporto intimo d’amore”. La Parola ci sfida a purificare i motivi del nostro viaggiare – in senso fisico, morale e intellettuale – per aderire a Cristo e gustare la gioia di stare aggrappati al Figlio di Dio e, in Lui, a tutti i nostri fratelli. E con loro gridare con tutte le nostre forze: “Osanna, Signore, salvaci!”.

Preghiamo

Spirito Santo, fonte di sapienza e di intelletto, mettici in cammino alla ricerca della verità che libera. Facci incontrare persone capaci di metterci in crisi, per liberarci dagli ingombranti pesi di un “io” narcisistico e schiavo della Legge, come era lo spirito di Nicodemo. Donaci la sapienza della Samaritana che, inquieta e alla ricerca di novità, andò al pozzo non nell’oscurità, ma nel pieno meriggio. Non schiava della Legge, ma spinta dall’amore, grata per il rigenerante colloquio con quel Pellegrino assetato non tanto di acqua fresca, quanto di relazioni vivificanti. Ripetici continuamente: “Che cosa cercate?” e donaci la grazia di lasciarci da Te cercare, per entrare con Te a Gerusalemme con il liberante canto: “Osanna, Signore, salvaci”.

                                                                      Valentino Salvoldi

Una opinione su "Vangelo della benedizione delle palme: Luca 19, 28-40"

  1. Caro don Valentino.
    Grazie. Buona Pasqua.
    Prega ,se puoi, perchè io sia fedele: sono stanca, vorrei non esserci.
    Maria Vittoria.

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