Prima domenica di Quaresima Anno C 2022 (Luca 4,1-13)

Tentazioni vinte con la Parola

 “Sta scritto: il Signore, Dio tuo, adorerai”.

(Lc 4,8)

Gesù è scaraventato nel deserto

Nelle acque sporche e limacciose del Giordano, Gesù si fa battezzare. Dal cielo si ode una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Matteo 3,17; cfr Marco 1,11; Luca 3,22). È il Figlio prediletto: Colui che eredita tutto, poiché in Lui risiede tutta la pienezza della divinità. Ma pur essendo Egli di natura divina, è anche completamente di natura umana e come tale deve essere messo alla prova. Deve affrontare le tentazioni per scoprire se il Padre, e Lui solo, basta a riempire la sua vita.

Al Giordano i cieli si aprono, mentre si chiudono nel deserto, spazio riservato al tentatore il cui scopo è quello di dividere, separare, allontanare da Dio. Nel deserto non c’è acqua, non c’è vita. C’è la zona d’ombra, di dubbio e di prova: di tentazione, appunto.

Come uomo, Gesù è riluttante di fronte alla prospettiva di affrontare il deserto, per cui l’evangelista Matteo non dice che “fu condotto” nell’arida solitudine, ma “fu scaraventato” (“ekballein” significa proprio l’atto di spingere, proiettare, quasi di prendere a pedate).

Gesù è scaraventato nel deserto… per essere tentato dal “diavolo”. Si noti che “diavolo” è diverso da “demonio”, termine che designa un blocco psicologico: riguarda tutto ciò che impedisce a un essere umano d’incontrare la Verità. In greco e in ebraico “satana” equivale a “divisore” e “l’avversario”.

Il diavolo sfida Gesù:“Se tu sei Figlio di Dio…”. Quel “se” non esprime un dubbio, perché Cristo nel battesimo è già stato proclamato Figlio di Dio, quindi “se tu sei” equivale a “giacché tu sei Dio”. E prosegue: “… di’ a questa pietra che diventi pane”. Ciò è un invito a trarre vantaggio dal suo potere divino. È la tentazione della pseudo-innocenza, vale a dire la scelta di quanti, anziché servire Dio, si servono di Lui per il proprio tornaconto.

Le tentazioni del deserto possono essere riassunte in tre parole:

prosperità, popolarità e potere.

Prosperità: una persona è accettata se non si presenta a mani vuote. Quindi Gesù, secondo il tentatore, deve non solo trarre vantaggio per sé nel trasformare le pietre in pane, ma pure andare verso i suoi connazionali con beni materiali che dimostrino la sua prosperità, ricchezza e potenza. 

Popolarità: Cristo deve mostrarsi in modo spettacolare alla sua gente. Quel “gettati giù di qui” – cioè dal punto più alto del tempio – si tradurrebbe, in un linguaggio del XXI secolo, con: “Fatti vedere in televisione” in modo che tutti riconoscano che sei un personaggio famoso.

Potere: possesso di tutti i regni della terra e, una volta raggiunta una posizione di riguardo, non lasciare più lo scranno, non rinunciare a dominare su tutti e su tutto.

Pane, prestigio e potere mondano: traguardi proposti in modo seducente a Gesù, che nell’atto di scacciare le tentazioni ci insegna che la salvezza può venire solo dal potere della croce, dall’umiltà, dall’amore, dalla Parola di Dio.

È interessante notare il fatto che Gesù non discute con il diavolo, solo gli contrappone la Parola di Dio: “Non di solo pane vivrà l’uomo”. E ancora: “Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.

Molto forte per noi è questo messaggio: non si discute con il diavolo, non si tergiversa con le tentazioni. Eva discute con il serpente e cade… Cristo allontana satana con la Parola di Dio. Il nostro combattimento spirituale deve consistere nel contraddire l’avversario con frasi del Vangelo e nello sconfiggere il male con un supplemento di bene. Lo stesso discorso vale nel vivere quotidiano: a chi cerca di farci del male offriamo il nostro perdono, la nostra preghiera e il nostro sorriso; spezzeremo la catena del male, aiuteremo gli altri a guarire e staremo meglio anche noi. È proprio questo il significato di: “Ama i tuoi nemici”, cioè prega per loro, per le persone che sono moleste nei tuoi confronti o danneggiano coloro che ami, per quelle che ti stanno accanto e rendono la tua vita complicata. La preghiera semplifica tutto e aiuta a stare meglio. Anche quando non risolve le situazioni, ci aiuta ad affrontarle con serenità, con un supplemento di grazia.

Vincendo le tentazioni, Gesù accoglie l’amore del Padre, si lascia inondare dallo Spirito Santo e trionfa su satana, sul male, sulla malattia, sulla morte. Ora è in grado di portare la vita e di iniziare il suo ministero con un forte invito: “Convertitevi e credete nel Vangelo” (Marco 1,15).

La tentazione come opportunità

Dio è “bontà” quindi non può volere il nostro male. Non ci abbandona nell’ora della prova. Non ci lascia soli quando siamo nella tentazione. Ci dà la grazia di capire che:

  • La lotta è necessaria per vivere. Noi non sappiamo se amiamo veramente Dio; lo scopriamo quando lottiamo per amore suo, per convertirci e per creare un mondo in cui regni la pace.
  • Non dobbiamo “scherzare col fuoco”, affrontando con leggerezza situazioni pericolose. Non dobbiamo discutere con satana, ma sconfiggerlo con le parole della Bibbia. 
  • Non dobbiamo avere la presunzione di salvarci con le nostre forze: “Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere” (1Corinzi 10,12).
  • Dobbiamo vivere il nostro Battesimo pregando e leggendo ogni giorno qualche riga del Vangelo, tutti assieme, in famiglia.

Uniamo la nostra preghiera a quella di Gesù che,prima di morire, prega per i suoi discepoli non perché siano tolti dalle tentazioni del mondo, ma perché siano custoditi dal maligno (cfr Giovanni 17,15). Chiede al Padre che il loro passaggio attraverso la tentazione non sia motivo di caduta, di perdita di fede, bensì un’occasione per rafforzare la fedeltà in un Dio che non abbandona quanti confidano in Lui, gli chiedono la grazia di una continua conversione e lo invocano con il nome di “Abba, Papà”.

                                                               Valentino Salvoldi

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