Vino nuovo in otri nuovi

“Vivere è cambiare e si arriva alla perfezione cambiando continuamente”. Questo fu il motto del cardinale Newman, che aveva cambiato la sua vita passando dall’anglicanesimo al cattolicesimo.

Il cambiamento nel campo ecclesiale di cui ha bisogno la cristianità non riguarda solo il contenuto, ma anche la forma. Possiamo essere alla ricerca di vini differenti, pregiati e costosi, ma se li mettiamo sempre nella stessa bottiglia, appariranno sempre uguali e perciò poco attraenti.

Anche Cristo ha parlato di cambiamenti radicali: “Vino nuovo in otri nuovi”. Cambiamenti tali da attrarre a Dio tante persone che di Lui hanno perso l’indirizzo, non avendo capito che l’amore per Lui passa attraverso l’amore per questa umanità. Non hanno compreso che Gesù, essendo Uomo-Dio, concilia gli estremi, non accetta la separazione del sacro dal profano, ci insegna che Egli è vivo in ciascun cristiano, ognuno dei quali è il Risorto del Terzo Millennio.

Questa identificazione dell’umano con il divino non passa, come messaggio, nelle strutture parrocchiali e nella chiesa dove celebriamo l’Eucaristia. La parrocchia che non si rinnova è simile a una sacrestia dove non si aprono le finestre e conserva paramenti del Medio Evo che sanno di muffa. E le chiese hanno banchi orientati verso l’altare, in modo tale che non si veda mai la faccia di chi sta avanti, ma solo la nuca e la schiena. E che bello – per i più conservatori – non darsi più neanche la mano al momento in cui il sacerdote augura la pace!…

Otri nuovi: stare attorno all’altare in forma di cerchio, su poltrone comode, dopo essersi tolti il cappotto e liberati dalla assurda idea che le messe debbano durare quaranta minuti (o anche meno…). Oltre che nelle chiese, le messe dovrebbero essere celebrate, come facevano i primi cristiani, nelle famiglie. Messe di gruppo, in luoghi belli, dove soprattutto i giovani drammatizzino il Vangelo e siano coinvolti nel commentarlo. Messe animate da musiche e canti sempre nuovi, senza temere di spendere troppo: organo, violino, trombe e cori costosissimi venivano impiegati già nel Medio Evo da quei poveri che erano coscienti del valore di dare il meglio di noi stessi a Dio e al prossimo. Messe celebrate al termine di giornate in cui i cristiani si sono impegnati nel lavoro in campo sociale: impegno che motiva lo stare assieme di persone che ancora sentono il richiamo di cercare il volto di Dio sul volto del povero, dell’indigente, dell’affamato.

Se non cerchiamo otri nuovi, servirà a ben poco il tentativo di avere una Chiesa che intraprende un cammino sinodale ma non si rinnova nel linguaggio, non si confronta con le consuetudini dei nostri fratelli separati e degli appartenenti ad altre religioni. Non considera quanto propongono anche i vari movimenti ecclesiali, che vanno anch’essi purificati, ma comunque imitati nel tentativo di fare proposte nuove. Proposte belle, animate dalla certezza che “la bellezza salverà il mondo” e che diventeremo un’unica realtà in Cristo se lo vedremo come Fratello universale, in dialogo con tutte le culture e religioni. Perché nessuno di noi ha il monopolio della verità. E perché tutti sono chiamati a vivere cambiando e a cambiare ciò che è stato cambiato, dopo aver acquistato otri nuovi.

^^^

Con il vescovo Tonino Bello rivolgiamoci allora a Maria, affinché ci doni il coraggio di un vero e proficuo cambiamento:

“Santa Maria, donna del vino nuovo, fautrice così impaziente del cambio, che a Cana di Galilea provocasti anzitempo il più grandioso esodo della storia, obbligando Gesù alle prove generali della Pasqua definitiva, tu resti per noi il simbolo imperituro della giovinezza.

Perché è proprio dei giovani percepire l’usura dei moduli che non reggono più, e invocare rinascite che si ottengono solo con radicali rovesciamenti di fronte, e non con impercettibili restauri di laboratorio.

[…] Quando ci coglie il sospetto che il vino nuovo rompa gli otri vecchi, donaci l’avvedutezza di sostituire i contenitori. Quando prevale in noi il fascino dello “status quo”, rendici tanto risoluti da abbandonare gli accampamenti. Se accusiamo cadute di tensione, accendi nel nostro cuore il coraggio dei passi. E facci comprendere che la chiusura alla novità dello Spirito e l’adattamento agli orizzonti dai bassi profili ci offrono solo la malinconia della senescenza precoce.

Santa Maria, donna del vino nuovo, noi ti ringraziamo, infine, perché con le parole: “Fate tutto quello che egli vi dirà” tu ci sveli il misterioso segreto della giovinezza.

E ci affidi il potere di svegliare l’aurora anche nel cuore della notte”.

                                                                                          Valentino Salvoldi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: