Rispondere al Natale rinascendo

Opinioni a confronto: Valentino e Giancarlo Salvoldi

“A tutti vorremmo ripetere le parole dell’Angelo: Vi annuncio una grande gioia: è nato per voi un Salvatore (cfr Lc 2,10-11). E continuare con le riflessioni di Sant’Agostino: “Cristo è nato, e giace nel presepio, ma regge il mondo: è avvolto di poveri panni, ma ci riveste di immortalità; non trovò posto nell’albergo, ma vuole farsi un tempio nel cuore dei credenti”.

Con queste parole, papa Giovanni XXIII si rivolse ai vescovi radunati per il Concilio Vaticano II, in occasione del Natale 1962. A loro propose una preghiera, per implorare Gesù affinché la sua venuta potesse portare “la gioia vera, la pace sicura, l’operosa fraternità fra i popoli”.

E’ bello pensare al santo Papa in questo periodo in cui l’umanità ha tanto bisogno di “Cristo, nostra pace” e di persone che trasmettano fiducia, rispetto per tutti e tanta serenità, guardando al genere umano, vedendolo come lo vide Dio al mattino del mondo: “E Dio vide che era molto bello”, dice la prima pagina della Genesi.

Quando Angelo Giuseppe Roncalli fu eletto vescovo, scelse come motto “Obbedienza e pace”. Qui sta il segreto della sua grandezza: è stato in ascolto di Dio, della Chiesa e degli uomini. Si è messo umilmente alla scuola del silenzio. Ha sempre obbedito, accettando di ricoprire quei posti che altri rifiutavano. Suoi intenti: fare la volontà del Signore, avere pace nel suo cuore, portare la pace nel mondo.

Ed è stata la Provvidenza a plasmarlo uomo di pace nella povertà, ad arricchirlo nella preghiera, a fortificarlo nell’obbedienza a una Chiesa che ha sempre amato, anche quando per essa – e a causa di essa – doveva portare una pesante croce.

Roncalli, abbandonandosi completamente al Signore, ha fatto sue le parole del Salmo: “Io sono quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre” (131,2). E la preghiera l’ha aiutato a restare bambino, a meravigliarsi continuamente di tutti e di tutto, a non pretendere di voler guidare la Chiesa, ma piuttosto ad ascoltare quello che lo Spirito Santo le voleva dire.

Non solo non si vantava del proprio ruolo, ma era cosciente della sua pochezza, del suo limite, dei suoi peccati (più si procede nella santità, più sembra assurdamente grande il proprio peccato): “La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà”.

In questo discorso fatto a braccio – la notte dell’inaugurazione del Concilio – c’è l’essenza del Cristianesimo, l’implicito rimando alla notte di Natale, la consapevolezza che la Notte Santa deve diventare il paradigma, il riferimento in base al quale orientare tutte le scelte legate all’accettazione dell’annuncio degli angeli: “Pace in terra agli uomini, amati dal Signore”.

Papa Giovanni si reputava un fratello cui stanno a cuore gli altri fratelli, ai quali proponeva un metodo per ottenere la pace: “Cercare ciò che ci unisce”. Questo è l’augurio più inclusivo che  vale per tutti. Augurio che ci scambiamo sognando di poter rispondere alla nascita del Salvatore con la nostra rinascita come uomini nuovi, come bambini, per essere eredi di un Regno che già inizia qui sulla terra.

Il santo Natale, congiungendo la terra al Cielo, segni l’incontro del “sì” del Signore
con il “sì” della nostra matura fede, testimoniata in quotidiana gioia. Dio crei in noi un cuore nuovo, nella sapiente riscoperta della vita in Cristo che dal monte delle Beatitudini così ti saluta:

Beato il cuore che ascolta, udirà Dio.

Beato il cuore svuotato delle vanità, lo riempirà Dio.

Beato il cuore sanguinante, lo consolerà Dio.

Beato il cuore assetato di giustizia, avrà in sorte Dio.

Beato il cuore grande come il mare, galleggerà sulle onde della misericordia di Dio.

Beato il cuore puro, contemplerà il volto di Dio.

Beato il cuore in pace, darà vita a un figlio di Dio.

                                                                       Valentino Salvoldi

Caro Valentino,

                         rinnovi i tuoi auguri natalizi desumendoli dalla vita e dall’insegnamento di papa Giovanni XXIII. Sulla stessa linea è papa Francesco che, di ritorno da Cipro e Lesbo, intervistato sulle Linee guida ha detto chiare parole all’UE: “L’EUROPA DEVE STARE ATTENTA A NON FARE DELLE COLONIZZAZIONI IDEOLOGICHE”.
Queste parole mostrano la gravità dell’attacco delle Linee alle radici cristiane dell’Europa.

Talvolta alcuni cristiani in buona fede, cercando di ascoltare ed essere vicini al pensiero dominante del mondo attuale, ne accolgono acriticamente tanto gli aspetti positivi quanto gli errori: certo è difficile trovare l’atteggiamento giusto e per riuscirci bisogna studiare e pregare.

L’Europa degli ultimi decenni ha messo in ombra i diritti sociali dei lavoratori ed ha evidenziato soprattutto i diritti civili, delle minoranze etniche e religiose e di “gender”: è sacrosanto garantire ogni minoranza ma non fino al punto di discriminare la maggioranza.

Alcune minoranze affermano che ogni scelta individuale è legittima basta che sia fatta per amore. Ma i fatti di cronaca ci mostrano che spesso le minoranze diventano dogmatiche ed arroganti.

 In Italia è accaduto che uno storico promotore dei diritti degli omosessuali, Platinette, è stato addirittura definito omofobo e messo al bando in occasione del dibattito sull’omofobia. In quell’occasione le sigle LBGTQI+ si sono delegittimate a vicenda con un’aggressività che aveva ben poco amore.

Ed in Gran Bretagna, Kathleen Stock, una docente di filosofia all’Università del Sussex, che è femminista storica e persona lesbica, avendo affermato che uomo e donna sono categorie biologiche, ha subito tanta violenza da parte dei “Peace and love”, inglesi e da tutto il mondo, che deve vivere sotto scorta della polizia ed ha dovuto lasciare la cattedra: questa è intolleranza ed odio.
                                                                                                                 
Le Linee guida si ispirano non alla necessaria laicità ma all’ideologia laicista.
Sono state ritirate?  Erano o-scene, cioè da togliere dalle scene.
Dovevano restare segrete? Peggio mi sento.
Esse sono eredità di una cultura che non è illuminista ma giacobina, che dopo la caduta del muro di Berlino non combatte più il cristianesimo con la ghigliottina o i campi di sterminio nazisti o i gulag sovietici, ma con la storiografia distorta e con la derisione sarcastica.

La prova di questo ce la danno i dominatori mondiali della comunicazione massmediatica e social che ad esempio hanno prodotto ad Hollywood tanti film in cui i peggiori criminali vengono presentati con vistosissime croci al petto, mandando un forte messaggio subliminale. E recentemente sono arrivati a produrre e diffondere in tutto il mondo un film di animazione in cui si vede un Cristo che scende furioso dalla croce e imbraccia un mitra e fa una strage e poi se ne va a fare sesso.

Io  accolgo ogni scelta di vita anche sbagliata, perché noi tutti esseri umani sbagliamo, e salvo la persona, ma denuncio l’errore e l’ideologia.

Non sarà possibile nessun miglioramento sociale politico ed economico se non sarà accompagnato dalla conversione personale di ciascun essere umano, cominciando da chi di noi desidera essere buono. Auguro di restare nel Natale che è possibilità di rinascita per ogni persona e per la nostra vecchia Europa.

GianCarlo Salvoldi

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