Non un Sinodo di carta, ma di carne

(Terza Parte) Priorità: investire sulla formazione del “piccolo resto”

La sinodalità richiederebbe di fissare delle priorità, ad esempio la formazione dei giovani, investendo soldi e tempo per favorire valide esperienze di fede. Se ogni parrocchia potesse avviare alla formazione, ogni anno, un paio di persone, in una decina di anni potrebbe disporre di una bella équipe, oltre ai tanti fedeli già capaci e preparati. Ciò esige la disponibilità a lavorare su tempi lunghi, accettando di rievangelizzare il proprio ambiente con intelligenza e amore in modo graduale, preferendo compiere lentamente piccoli passi, in un cammino condiviso, piuttosto che realizzare tante e grandi cose da soli. I giovani – soprattutto se apprezzati e incoraggiati – possono portare nella Chiesa una ventata di entusiasmo, di freschezza, di gioia evangelica, che renderebbero più credibile e attraente l’annuncio della Buona Novella.

Riguardo a quanti sono preoccupati dell’attuale situazione della Chiesa, attribuendo la crisi odierna alla diminuzione del clero, si può far notare che lo Spirito Santo è sempre all’opera in essa, per cui la diminuzione delle vocazioni sacerdotali può essere letta come crisi di purificazione. A parte il fatto che in altre parti della terra i seminari sono fin troppo colmi, da noi la diminuzione dei preti può essere considerata come un bene: permette infatti di creare spazi di respiro e di movimento che altrimenti non esisterebbero, a causa del nostro orgoglio di voler arrivare dappertutto, di “avere in mano” la parrocchia, di sentirci indispensabili.

Certamente si deve continuare a pregare per le vocazioni sacerdotali, ma domandando la grazia che i consacrati a Dio, più che tanti, siano santi. Ciò vale anche per tutti i battezzati: si rendano conto di essere una minoranza creativa, chiamata a rievangelizzare questa vecchia Europa. Minoranza creativa: “piccolo resto” di fedeli illuminati e rafforzati dallo Spirito Santo – Amore.

                                                                                Valentino Salvoldi

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Certamente la proposta di un cammino di formazione per i giovani che sia prolungato, serio, motivato, è una cosa eccellente se si vuole pensare a un rinnovamento della Chiesa.

Ma credo che ci sia una domanda previa da prendere seriamente in considerazione: noi cristiani adulti li conosciamo veramente i giovani di oggi?

Forse abbiamo presenti le caratteristiche degli anni della gioventù, facendo riferimento alla nostra esperienza di giovinezza, ma non conosciamo a fondo i giovani di oggi:

Da quali famiglie provengono?

Come vivono le loro giornate quotidiane nello studio, nel lavoro oppure nella ricerca di trovare un’occupazione soddisfacente…?

Come investono la loro creatività e le loro energie affettive?

Si sentono accolti e amati dal mondo degli adulti?

Che cosa pensano realmente?

Che cosa si aspettano dalla Chiesa e dalla proposta di fede?

Che cosa li spaventa di più riguardo al loro futuro?

Chi sta con loro nei momenti di fatica e di instabilità pazientando per i loro “alti e bassi”, incoraggiandoli nei momenti di scoramento e sostenendo i loro slanci e la loro propositività?

Quando saremo stati con loro ascoltandoli senza giudicarli, quando avremo condiviso i loro vissuti, le loro fatiche e ne avremo compreso le esigenze, la bellezza e i sogni, allora saremo pronti per “costruire insieme un cammino autentico” di rinnovamento perché loro stessi diventeranno evangelizzatori dei loro coetanei e noi impareremo a fidarci di loro.

                                    Don Gianni Gualini

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