“Armonia tra corpo e spirito”

“Il vostro corpo è l’arpa dell’anima e sta a voi trarne dolce musica oppure suoni confusi”. A questa poetica intuizione di Kahlil Gibran se ne possono aggiungere altre. A partire dalla convinzione che sacra è la materia del mio corpo: creato per un destino eterno, si dissolverà nell’abbraccio con Dio. E per approfondire questa idea si leggano le opere di Teilhard de Chardin: Fenomeno umano, Fenomeno divino, Inno dell’universo. In questo grande gesuita, teologia, poesia e scienza si amalgamano attorno a questo concetto, espresso dai Padri della Chiesa dei primi sette secoli del Cristianesimo: il corpo dell’uomo è divinizzato in seguito all’Incarnazione del Figlio di Dio, che è diventato come noi per farci come Lui. Ecco perché Paolo, quando parla della risurrezione di Cristo e nostra, non esita a incoraggiare così i cristiani: “Glorificate Dio nel vostro corpo” (1Corinzi 6,20).

Il nostro è un corpo che si plasma nella complessità, mentre la nostra anima si forma nella semplicità, nel dono a quanti amiamo e con i quali raggiungiamo l’unità non soltanto bramando gli indispensabili abbracci, ma cercando una convergenza in Dio.

Con Lui si arriva alla perfetta realizzazione non semplicemente nel “corpo a corpo”, ma anche e soprattutto nel “cuore a cuore”.

Alla esaltazione del corpo come arpa dello spirito e ai benefici effetti godibili da chi, pur illetterato, si lascia guidare dallo Spirito Santo, erano giunti i nostri avi che ci hanno tramandato questi semi di saggezza:

  • Fare esercizio fisico con metodo, mentre lo spirito va ripetendo alcuni mantra, desunti dal Vangelo o dai suggerimenti dei santi (cfr Racconti di un pellegrino russo).
  • Curare – non all’eccesso – la nostra immagine fisica, resa più bella dalla cura dei valori spirituali: preghiera, ricerca di maestri di vita, familiarità con persone convinte che la bellezza è splendore di verità.
  • Fare spesso un’analisi della vita in positivo, puntando sul ricordo delle esperienze belle del passato, dopo aver perdonato se stessi per quelle colpe dalle quali nessuno di noi è esente.
  • Non lasciarsi prendere dall’ansia, non trarre conclusioni affrettate dagli insuccessi, non confrontare la nostra situazione con quella degli altri – che magari sembrano felici perché hanno soldi o “appaiono” in televisione – ma ascoltare il saggio Qohelet: “Vanità delle vanità e tutto è vanità”. Aggiungendo però: tranne che l’amare Dio e il prossimo.
  • Non farci influenzare dalle cose e dalle situazioni, né lasciarci vincere dal male, ma vincere il male con il bene, convinti che è meglio subire un torto che arrecarlo.
  • Cercare la felicità onorando il nostro e l’altrui corpo e rispettando la natura in noi e fuori di noi: se questa è infranta o trascurata si ribella contro di noi e non perdona.
  • Dare una motivazione alle cose che facciamo; scoprire l’importanza delle cose ben fatte; imparare a demitizzarsi e a ridere di noi stessi e… affidarsi totalmente a Colui che mirabilmente ha voluto l’armonia tra il corpo e lo spirito.

La sapienza popolare ci insegna così l’importanza di curarci con il buon umore e con la bellezza delle cose create, tenendo lo sguardo sempre rivolto al loro Creatore.

                                                                   Valentino Salvoldi

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