“Amo la vita amando anche la morte”

La mia precarietà è una preghiera

“Alla fine solo tre cose contano: quanto hai amato, come gentilmente hai vissuto e con quanta grazia hai lasciato andare cose non destinate a te”. Questi tre ideali di Buddha possono essere riassunti nell’unico valore che San Paolo propone per dare un senso alla vita presente e un gusto alla vita eterna: l’amore. Tutto passerà in questa nostra effimera esistenza. Tutto svanirà. Quando saremo in Dio, non avremo più bisogno né di fede, né di speranza. Eterno resterà solo l’amore.

È bello considerare la vita come una palestra per apprendere l’arte d’amare: tutto – sia nel bene come nel male – ci può essere di stimolo per crescere nell’amore. Ma una realtà, più delle altre, ci diventa maestra di vita: la morte. Chi con essa familiarizza, scopre quanto sia importante il valore della precarietà: siccome io muoio, e muoio ogni giorno, non attendo che sia troppo tardi per accorgermi del valore della vita e dell’importanza di comunicare agli altri la gioia di voler bene e di esprimere anche i miei sentimenti. Ti dico adesso: “Ti amo”, appunto perché sono cosciente della mia e tua precarietà.  La parola “precarietà” deriva dalla radice “prex”, che vuol dire richiesta, supplica, preghiera. La precarietà stessa è una preghiera.

Questa vita preziosa perché precaria, precaria perché preziosa, ci richiama all’importanza di aggrapparci all’Eterno e di valorizzare il fratello che va amato oggi. Domani potrebbe essere troppo tardi.

Chi ama la vita, non può odiare quell’ultimo passo dell’umana esistenza che spalanca le porte alla vita eterna: la morte. Ne è convinto il poeta Tagore: “Poiché amo questa vita so che amerò anche la morte”. La Bibbia presenta Dio “amante della vita”, un Dio che ama tutto ciò che esiste. Ama la creazione, dietro la quale umilmente si nasconde. Ama l’essere umano, creato per renderlo partecipe dell’Amore e perché, alla fine dei tempi, sia come Lui, Dio. Ama la terra, plasmata perché diventi la culla di suo Figlio. Ama la Gerusalemme terrena, immagine di quella celeste. E per Lui la sua città è talmente cara da affermare che ama tutto di essa, persino la polvere delle sue rovine…

Guardando al Creatore, poiché amando la vita impariamo ad amare anche la morte, sentiamo il bisogno di circondarci di amici che ci aiutino a vivere bene e, soprattutto, non ci rubino la morte, ma ci spronino a guardarla in faccia con serenità e a considerarla come un “parto”che ci proietta verso la luce, verso la vera vita.

Per questi motivi è importante circondarsi di persone che già vivono tra le braccia del Padre, colgono tutti i valori dell’esistenza e affrontano la morte con un atto di fede.

Alfa e Omega. Inizio e fine. Vita e morte. Ponte tra questi estremi è l’amore che crea per ciascuno di noi la propria morte. Siamo originali nella nascita, lo saremo anche nella morte. Ognuno di noi, infatti, si “crea” la propria morte così come vive. Così come ama. Così come soffre. Così come impara a vivere, alla scuola di “sorella morte” che, mentre ci ruba i giorni, ci dona l’eternità.

                                                                         Valentino Salvoldi

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