“Solo se ami, il povero ti perdonerà”

Il “piccolo”: sacramento di Cristo

Sulle rive di un lago vulcanico, un angolo di paradiso nei pressi di Debre Zeyit, sorge una casa di aggiornamento per il clero e per le suore che lavorano in Etiopia. Durante una conferenza, noto una giovane religiosa che si asciuga le lacrime. La invito a fare un giro in barca, per darle la possibilità di parlare. È in crisi per il silenzio di Dio e per la sua comunità che non l’aiuta a credere; soffre perché non riesce più a vedere nel “piccolo” il sacramento di Cristo. Vorrebbe lasciare la vita religiosa e ritornare al suo paese, in Polonia. La invito a fare un anno sabbatico cercando il Signore, in silenzio, davanti al tabernacolo, con la speranza di trovarlo poi sul volto dei poveri. Prendo l’ispirazione da San Vincenzo de’ Paoli: “Accostati al povero con riverenza, con umiltà. Chiedigli scusa del tuo servizio. Solo se tu ami, il povero ti ‘perdonerà’ per il pane che gli dai”. E aggiungo: “Sarà il povero a farti il dono più bello che tu possa ricevere: aiutarti a ritrovare Dio”.

Il Signore, poi, nei confronti di questa suora non è stato muto: con la fede, è ritornata in lei la gioia di vivere. È stata chiamata a lavorare in Vaticano e mi ha scritto di essere grata alla Provvidenza per il privilegio di poter divulgare le idee del Magistero dei papi incentrato sulla misericordia del Signore, che non abbandona mai il povero.

Dio non fa distinzione di persone: siamo tutti suoi figli, tutti uguali, tutti fragili, tutti bisognosi del suo amore, della sua misericordia. Tutti, sì, ma particolarmente quanti sono nel bisogno di pane e di affetto: con essi Gesù si identifica. Ecco perché i poveri diventano il “sacramento” di Cristo, la sua icona, la sua immagine, per cui lavorando con loro incontriamo il Risorto.

I poveri, i malati, le vedove, i bambini, i pubblicani, i peccatori sono i preferiti da Dio. I grandi, i superbi, i ricchi, i potenti sono detronizzati, non capiscono nulla del mistero del Regno. Non accettano quanto Gesù afferma del Padre che, mentre si prende cura anche di un solo passero, non esita a dire: “Voi valete più di molti passeri!” (Mt 10,31). Come se dicesse: “Voi avete il nido nelle mani di Dio. Siete preziosi ai suoi occhi. Da qualunque parte voi cadiate, cadrete sempre nelle mani misericordiose del Signore. Cadrete nel suo amore”.

Naturalmente Gesù non ha parlato di un amore a buon mercato: Egli si aspetta dal credente una coraggiosa risposta a un amore molto esigente. Richiede il distacco dal padre, dalla madre, dai figli, da tutti e da tutto, per potersi aggrappare al Tutto: a quel Dio che, per fare parte dei suoi discepoli, ci chiede di ridiventare bambini.

E che cosa hanno questi di straordinario, per essere additati come modello per entrare nel regno dei cieli, già iniziato qui in terra? I bambini si affidano a chi si prende cura di loro, sono bisognosi di tutto, disarmati e disarmanti.

Essi esprimono tutto nel loro sguardo: ti puntano gli occhi addosso e non smettono di fissarti. Sguardo che è un dono e una invocazione d’amore senza filtri e senza paura. Sguardo che genera in noi la nostalgia dell’originale purezza. Così ci voleva il Creatore. Così possiamo diventare, sostenuti dalla sua grazia.

                                         Valentino Salvoldi

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