Le tre parole da imparare in famiglia

“In ogni famiglia ci sono problemi, ma ci sono sempre tre parole che ci vengono in soccorso: permesso, per non essere invadenti, grazie, per aiutarci reciprocamente, e scusa. Dire scusa prima che finisca la giornata, per evitare ‘le guerre fredde del giorno dopo’”. Questo un messaggio più volte ribadito da papa Francesco, in modo particolare all’Angelus del 27 dicembre 2020, volgendo lo sguardo alla Sacra Famiglia.

È impressionante notare quante tensioni, aggressività e violenze si sperimentino in molte famiglie: urla dei genitori che gravemente feriscono i figli piccoli, e provocano forti sconvolgimenti anche nell’animo dei figli che crescono negli anni. E… crescono male perché temono la separazione dei genitori e perdono la fiducia nel matrimonio. Ecco perché si radica sempre più, in loro, la convinzione che sia indispensabile la convivenza: si sta assieme al partner finché dura l’amore passionale, l’innamoramento, poi… ognuno per la propria strada!

Le tensioni in famiglia non rappresentano una situazione nuova se pensiamo che, già duemila anni fa, San Paolo scriveva: “Padri, non esasperate i vostri figli”! (Colossesi 3,21). Non è nuova, ma ora è esacerbata dal fatto che gli adulti vivono con la sindrome di Peter Pan, soffrono del grave limite del giovanilismo, impediscono ai loro figli di pensare con serenità al proprio futuro, suscitando in essi il timore di diventare come papà e mamma.

Inoltre, in questa situazione, è impossibile parlare della famiglia come di una piccola Chiesa. Impossibile rendersi conto che la fede – e in particolare il messaggio di Cristo – sia indispensabile per promuovere l’unione familiare e la crescita di tutti i suoi membri in “sapienza, età e grazia” (Luca 2,52). Impossibile proporre quei valori, tanto più umani quanto più divini, proposti dal Discorso della montagna. Valori che ci permettono di mettere sulle labbra di Cristo le seguenti parole, indirizzate a ciascuno di noi: “Se tu ti preoccupi del tuo prossimo – a cominciare dai tuoi familiari – io, Dio, mi preoccupo di te. Ti aiuto a perdonare, non perché i tuoi offensori lo meritino, ma perché tu meriti la pace”.

È strano, e contemporaneamente bello, che un papa senta il bisogno di invitarci a dire: permesso, grazie e scusa. Strano perché… non toccherebbe a lui. Bello perché, se altri non lo fanno, almeno lui ha il coraggio di richiamarci alla delicatezza nelle relazioni familiari, e ai valori che non possono essere presi per scontati. Chi di noi la mattina, al risveglio, ringrazia Dio di essere vivo e di avere accanto a sé una persona da amare? Chi va a svegliare i figli, li bacia e ringrazia Dio perché le sue creature hanno a disposizione un altro giorno per crescere nell’amore? Se non ricorriamo alle “tre parole” suggerite dal Papa, come è possibile chiedere ai figli di essere gentili, attenti a tutti e riconoscenti a Dio?

“In famiglia – ci assicura papa Francesco – si potrà sperimentare una comunione sincera quando essa è casa di preghiera, quando gli affetti sono seri, profondi e puri, quando il perdono prevale sulle discordie, quando l’asprezza quotidiana del vivere viene addolcita dalla tenerezza reciproca e dalla serena adesione alla volontà di Dio”. 

Permesso, grazie, scusa e… il saluto con il quale il Papa inizia ogni suo discorso: “Buon giorno!”. Penso che Francesco lo dica anche al Signore… La sera si ritira nella sua cappella a pregare e, stanco, a volte si addormenta davanti al Santissimo. Quando si sveglia, gli sorride e anche a Lui, probabilmente, augura una buona giornata, o la buona notte.

                                                                      Valentino Salvoldi

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