Scienza e fede: doni di Dio

Opinioni a confronto: Valentino Salvoldi e Fabrizio Martelli

“Anche se la Fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra Fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la Fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero”. Così si è espresso, nel 1870, il Concilio Vaticano I, nella costituzione dogmatica “Dei Filius”. Questa idea è sintetizzata nell’affermazione di uno dei più grandi scienziati del nostro tempo, Antonino Zichichi: “Scienza e fede sono un dono di Dio”. Vale la pena leggere i suoi testi o sentire le sue conferenze per scoprire l’importanza della fede quale fondamentale mezzo per capire i misteri dell’universo, per valorizzare la vita e per godere dei vantaggi di stare aggrappati a Dio. Il suo pensiero in campo filosofico-culturale è riassumibile nell’alleanza tra fede e scienza. Questa, mentre ci può  spingere fino là dove è possibile, deve ammettere onestamente di non avere tutte le risposte ai nostri quesiti. Per Zichichi l’ultima parola della ragione è la prima della fede. Scienza e fede sono le due colonne portanti per lo scienziato che, di fronte a leggi fisiche ben precise del cosmo, intuisce l’esistenza di un Creatore, di una mente intelligente che ha progettato l’universo.

A chi gli obietta che la scienza moderna ora non parla più di universo, ma di “multiverso” (diverse leggi per tutti i sistemi fisici creati casualmente dopo infiniti tentativi), Zichichi risponde che il vero scienziato è umile, conosce i suoi limiti e si lascia aiutare dalla fede per allargare i propri orizzonti. Non invade campi che non sono suoi. Studia contemporaneamente l’universo e la rivelazione. Tiene in considerazione che una persona possa essere agnostica, ma  confuta chi si ritiene ateo: “L’ateismo non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla».

Zichichi non esista a ribadire nelle sue conferenze che tutti gli scienziati che hanno fatto delle grandi scoperte erano credenti e che nessuna scoperta scientifica finora ha dimostrato l’inesistenza di Dio.

                                                    Valentino Salvoldi

Penso che in un atto di vera fede regni sovrana la libertà e che questo sia una volontà chiarissima del creatore del mondo. E’ vero quanto afferma Pascal: “Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuole credere, ma ha anche lasciato abbastanza ombre per chi non vuole credere”. La prova scientifica della esistenza di Dio annullerebbe la libera scelta dell’uomo. Quindi non mi appassiona la ricerca della prova di Dio perché a me sembra l’assedio a una fortezza inespugnabile.

Credo che tra l’atto di fede in Dio del credente e quello, per così dire nel nulla, dell’ateo esista una differenza qualitativa e che quindi non possono essere messi sullo stesso piano. Il Dio Cristiano riserva una importanza cruciale all’esperienza, d’altra parte è il Dio dell’incarnazione che è presenza concreta nella storia. La fede cristiana è preminentemente esperienziale: non è solo un’adesione a una legge o a una dottrina, ma chiede che il credere fecondi la vita. E’ l’esperienza del credere che comunica cosa veramente è la fede. Credere ti trasforma, ti immette nel flusso dell’essere. Mentre non è possibile la prova matematica di Dio, è l’esperienza di Dio che cambia ciò che sei! Invece l’ateo negando Dio chiude la porta alla sua esperienza per seguire altre strade.

Che delicatezza un Dio che lascia liberi e dà il primato all’esperienza. Conta la vita, contano i frutti di un amore ricevuto e donato e quindi sperimentato. Non contano i troppi ragionamenti quando sono lontani dalla vita. Il Dio cristiano non è un pensiero, ma l’incontro di Dio con l’uomo. Non sono perché penso, ma perché amo.

Infine, se Dio esiste è infinitamente superiore a qualsiasi realtà umana e quindi anche alla ragione. Racchiudere l’infinito nel finito è presunzione e una retta ragione non dovrebbe smarrire il senso dell’umiltà. Non dovremmo dimenticare la lezione di Pascal: “La ragione è molto debole se non arriva a comprendere che ci sono molte cose che la trascendono.” I conflitti tra ragione e fede sono spesso generati dal porre la ragione su di un piedistallo, come se tutto potesse essere decodificato razionalmente. Ma non tutto ciò che è vero si può dimostrare razionalmente.

Fabrizio Martelli

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