Il discepolo amato non morirà mai

I primi cristiani pensavano che Giovanni, “l’apostolo amato da Gesù” (cfr. Gv 21,23), non dovesse mai morire. Questa convinzione, forse, adombra la seguente idea: muore chi non ama, chi perde l’entusiasmo della corsa verso Dio e verso i fratelli. Muore chi non pone il suo capo sul petto di Gesù, come ha fatto Giovanni durante l’Ultima Cena. Muore chi dimentica di essere diventato Cristo, in virtù del battesimo. Muore chi non si rende conto del bisogno di una continua purificazione.

Il Vangelo non esita ad affermare che “chi non ama vive nella morte” (1Gv 3,14) e che Dio si è fatto uomo per farci vivere in pienezza la nostra esistenza, come afferma Gesù: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Commentando queste parole, papa Francesco sprona i cristiani a vivere in pienezza la loro esistenza, armonizzando l’amore verso Dio con quello verso il prossimo. Per raggiungere questo scopo, sogna una Chiesa che sia “il meno possibile istituzione-gerarchia, per creare la gerarchia dell’amore, passando attraverso una continua purificazione”. Lo chiede alla Curia Romana – nel Natale 2014 –spronandola a curare le malattie della Chiesa. E lo fa con i seguenti forti   stimoli:

– Migliorarsi sempre, vincendo la tentazione di sentirsi immortali.
– Evitare l’eccessiva operosità e l’immersione esclusiva nel lavoro, trascurando “la parte migliore”: il sedersi ai piedi di Gesù, come aveva fatto Maria, sorella di Lazzaro.
– Liberarsi dalla malattia della rivalità e della vanagloria, come afferma San Paolo: “Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri”.
– Curarsi dalla malattia delle chiacchiere, delle mormorazioni e dei pettegolezzi: “È la malattia delle persone vigliacche che, non avendo il coraggio di parlare direttamente, parlano dietro le spalle”.
– Sforzarsi di essere cortesi, sereni, entusiasti e allegri, per trasmette gioia ovunque ci si trovi: “Un cuore pieno di Dio è un cuore felice che irradia e contagia con la gioia tutti coloro che sono intorno a sé”.
– Stare lontani dalla malattia dell’accumulare, nel tentativo di riempire un vuoto interiore: “‘Il sudario non ha tasche’ e tutti i nostri tesori terreni – anche se sono regali – non potranno mai riempire quel vuoto, anzi lo renderanno sempre più esigente e più profondo. […] L’accumulo appesantisce solamente e rallenta il cammino inesorabilmente!”.

A questi suggerimenti del Papa si può aggiungere l’idea che il cammino gioioso verso Cristo e la corsa verso il Maestro ci insegnano il metodo con cui sconfiggere la morte: correre verso quel Cristo sul cui petto si trovano riposo e pace. Lasciare in fretta il sepolcro vuoto e correre verso i fratelli per annunciare loro la Risurrezione. Correre verso quella pienezza di vita che regala ai contemporanei questa intuizione: “Il discepolo amato è simbolo di ciascuno di noi”. Il discepolo amato non morirà mai.

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