Maria, una di noi

5 Aprile

Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.

Femmine un giorno e poi madri per sempre…”.

Questa canzone di Fabrizio De André – assieme agli altri brani della sua composizione, La Buona Novella – può aiutarci a concretizzare le nostre riflessioni sul cammino verso la Pasqua e a vedere il Risorto in ogni persona. In particolare, a considerare ogni donna come nostra madre, sorella, figlia, perché tutti noi formiamo un unico corpo: il corpo di Cristo. Di Lui e di Maria, la Vergine Madre, icona della Chiesa.

Il termine “icona” fa riferimento al fatto di “essere simile, apparire, essere immagine artistica di…”: tutto ciò rimanda alla contemplazione più che alla spiegazione. Perciò è bello contemplare la nostra comune Madre come immagine di una Chiesa che con Gesù muore e risorge, cogliendo il messaggio che i Vangeli ci offrono e che in questo testo abbiamo più volte ribadito: non siamo cristiani, ma Cristo.

Tornando a quelle donne di cui abbiamo parlato nell’introduzione, vorremmo imitare il loro esempio: correre verso i nostri familiari, i nostri amici e quanti incontriamo nella nostra vita, per raccontare a tutti la nostra esperienza di fede: “Abbiamo incontrato il Risorto”. È apparso dentro di noi. Lo abbiamo “toccato”. Abbiamo messo le nostre mani nel suo costato. È apparso a Maria di Magdala, a Pietro e Giovanni, agli Undici… È apparso a una moltitudine di persone che ora credono in Lui.

… Il Vivente si è manifestato ai discepoli. Prima che a loro, è apparso anche a sua Madre? Ne era convinto Giovanni Paolo II, anche se su questo punto nulla ci rivelano i Vangeli. Questi, del resto, non narrano tutte le cose che Gesù ha compiuto. Alcune credenze appartengono al patrimonio della Chiesa, nella cui tradizione si contempla anche l’apparizione di Gesù a sua Madre. Ciò risponderebbe a una genuina attesa dell’umanità: non è fuori dalla logica comune il fatto che il Risorto si manifesti prima di tutto a Colei che Egli ha tanto coinvolto nell’opera della redenzione. D’altra parte, però, il silenzio delle Scritture su questo argomento ci obbliga a riflettere sul cammino di fede della Madonna.

Lei poteva essere più certa di altri delle parole di suo Figlio riguardo alla Risurrezione, in quanto illuminata in modo particolare dallo Spirito Santo. Ma risulta pure significativo quel silenzio del Vangelo che ci fa supporre che anche Lei credette nella Risurrezione grazie alla testimonianza delle donne e degli apostoli: persone che avevano incontrato il Risorto, dopo averlo abbandonato, rinnegato e tradito. 

È consolante pensare a Maria come a una di noi, disponibile ad accettare le vie di Dio, tanto diverse da quelle puramente umane. Ella non ha ritenuto la sua maternità un dono riservato solo a se stessa; anzi, sembra quasi che ai piedi della croce abbia rinunciato al rapporto privilegiato con suo Figlio, per diventare Madre universale. Allo stesso modo – se Cristo non è apparso a Lei per prima – possiamo dedurre che Maria abbia accettato di percorrere il cammino normale dei credenti: “Credo perché Pietro testimonia per me”.

Un’ultima ipotesi: forse l’intimità tra Gesù e Maria era così forte da rendere superflua l’apparizione visibile a Lei, mirabilmente grande proprio in virtù della sua fede: “Beata colei che ha creduto!” (Lc 1,45).

Questa frase, che Elisabetta ha rivolto alla Vergine Madre, è riservata solo a Lei? Se, durante questo nostro pellegrinaggio terreno, ci saremo sforzati di cercare il volto del Risorto sul viso dei nostri fratelli, se avremo nutrito la nostra fede con opere di giustizia, se avremo pregato la Madonna per essere belli come Lei, il Signore sarà misericordioso rispetto a tante nostre miserie. E quando busseremo alla porta del Paradiso, nell’ultimo nostro giorno sulla terra, correrà gioioso verso di noi salutandoci così: “Beato te che hai creduto!”.

A queste parole di Gesù, tenderà verso di noi la mano la nostra comune Madre, Maria, che ora così salutiamo:

Sola

portasti, Madre,

la speranza del mondo

in quella notte

dopo che t’uccisero il Figlio

e

trepida

vivesti l’attesa

della nuova, definitiva creazione.

Tu, Donna del Sabato santo,

vigilia del tempo

che più non muore,

giorno eterno

di perfetta gioia,

come quando al mondo

donasti il Redentore.

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