Silenzio davanti a Dio

17 febbraio – Mercoledì delle Ceneri

 “Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;

nella tua grande misericordia

cancella la mia iniquità” (Salmo 51,3).

“Silenzio, alla presenza del Signore Dio,

perché il giorno del Signore è vicino” (Sofonia 1,7).

“E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti,

 che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano.

 In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa” (Matteo 6,16).

Digiuno e silenzio. Silenzio nel digiunare. Digiunare in silenzio. Abbiamo bisogno di un digiuno anche di parole. In un mondo nel quale tutti parlano e vogliono essere al centro dell’attenzione, dove il proprio ego è smisurato, dobbiamo ritrovare il silenzio per lasciar parlare Dio e per mettere al centro Dio nella nostra vita e nella vita degli altri. Il digiuno delle nostre parole permetterà a Dio di parlarci e guidare la nostra esistenza.

Preghiera

Accanto all’amico possiamo fare silenzio:

non per mancanza di parole,

ma perché amiamo.

Tu, Dio, il più importante degli amici,

ci chiami nel deserto

per  “parlare al nostro cuore”.

Ci ricordi che “siamo polvere

e polvere ritorneremo”.

Ascolta benigno la nostra supplica:

“Perdonaci, Signore, abbiamo peccato”.

E donaci la grazia di convertirci,

di credere al Vangelo, di sconfiggere il male

nel cammino verso la risurrezione.

One thought on “Silenzio davanti a Dio

  1. “Non è bene che l’uomo sia solo”, raggomitolato su se stesso, con lo sguardo, triste, sul proprio ombelico, come le bestie che non cercano altro che la soddisfazione del proprio ventre. “Restando solo che cosa sei? Non lo sai più … ”, così una canzone dei Gen Rosso. L’uomo è tale in piedi, orientato al cielo e desideroso d’inseguire le stelle e ancor più di un incontro. L’uomo da sempre è curioso, ricercatore, esploratore, si spinge verso l’oltre e ancor più verso l’altro nell’insopprimibile bisogno di amare e di essere amato. Però tante volte qualcosa va storto e la sete di cielo si schianta contro il limite, la morte. La cenere ci fa vedere che “siamo per la morte”, come il fiore del campo che secca ed è gettato nella fornace ardente. La liturgia, invece, ci ribalta la prospettiva, mette la morte non come destino finale, ma come condizione da cui partire. Le ceneri sono all’inizio della Quaresima. Cristo ci invita a camminare con lui, rimettere il nostro spirito nella mano del Padre, che nel battesimo ci ha svelato il suo amore, che ci dona la forza per camminare quaranta giorni e quaranta notti al fine di trovare “la vita e trovarne in abbondanza, di una misura traboccante”.

    Don Nur Nassar

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