In Cammino verso la Resurrezione

Domenica 14 Febbraio

Quelle donne che, ai piedi della croce, hanno resistito allo sconcerto della morte di Gesù, sembrano soccombere allo “scandalo” della Risurrezione. Che la vita sia più forte della morte è una verità difficile da credere, perché l’esperienza comune dimostra che: «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, e il loro agitarsi è fatica e delusione; passano presto e noi voliamo via» (Sal 90,10). Le donne al sepolcro si comportano come se fossero convinte che sia impossibile la Risurrezione. Sono lì a piangere accanto al corpo del Maestro tanto amato. Sono lì a venerare l’umanità dell’amico Gesù, avvolto nelle ali della morte.

A esse viene rivelato il mistero della Pasqua. Si aprono i loro occhi ad accogliere l’annuncio della Risurrezione fatto dagli angeli, quale incomparabile dono della fede. Fede che implica una conversione, un cambiamento di mentalità, un ribaltamento totale del modo comune di considerare la vita: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (Lc 24,5).

Quelle donne non sono testimoni dirette della Risurrezione, ma credono ai “due uomini in vesti sfolgoranti” (cfr. Lc 24,4; Gv 20,12) che le invitano a correre verso i fratelli. Molto significativo il testo evangelico: «Abbandonato in fretta il sepolcro  […] Gesù venne loro incontro…» (Mt 28,8-9). In fretta! Si incontra con il Vivente chi si affretta a lasciare alle spalle una tomba e corre verso i fratelli.  Esse vanno a riferire agli Apostoli che la tomba è vuota, usando parole che «parvero loro come un vaneggiamento» (Lc 24,11), così che nessuno crede alla loro testimonianza.

La Risurrezione non è un miracolo, ma un mistero: è un’esperienza intima di fede che sovverte la nostra vita, grazie all’intuizione che la morte non è dolore, ma amore. Non è fine, ma inizio. La morte non è l’ultimo respiro, ma il primo sorriso di un’esistenza che non avrà mai fine.

Pure noi, oggi, siamo chiamati ad essere gioiosi testimoni della risurrezione. Quella di Cristo e la nostra. Poiché con Lui formiamo un solo corpo, tutta la nostra esistenza deve svolgersi in modo tale da dimostrare che siamo noi il Risorto del Terzo millennio. Ecco perché la celebrazione della Pasqua diventa l’apice del nostro cammino di fede, come proclamiamo, ogni anno, nel giorno dell’Epifania: “La gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.

Centro di tutto l’Anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua… In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte”.

Data la centralità del mistero pasquale, la Chiesa propone il cammino quaresimale come tempo di grazia che godremo nella sua pienezza se lo viviamo con fede: meditando i testi liturgici, facendo della parola di Dio la nostra costante preghiera, condividendo coi familiari le riflessioni che proponiamo. Una pagina al giorno. Sistematicamente. Tutti assieme.

Sperimenteremo, allora,  la gioia di accostare ogni persona, vedendo in essa il Risorto. La gioia di sussurrare nel nostro cuore la frase  che “il discepolo amato” disse di Gesù: «È il Signore!» (cfr. Giovanni 21,1-14).

                                                                       Valentino Salvoldi

www.salvoldi.org

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Durante tutta la quaresima, ogni giorno, pubblicheremo una breve pagina

che serva per meditare sul cammino da percorrere

verso la Resurrezione di Cristo e la nostra.

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