Natale del pastore stupito

(Stupore davanti al presepe)

2020

Qui tocco il link video dell’omelia natalizia

https://drive.google.com/file/d/1le0OuSMNNVGl45vlU5aDP6SduiDwQeRY/view?usp=drivesdk

Senso di meraviglia e di stupore

Nei nostri presepi, tra i pastori, c’è una figura splendida per il messaggio che irradia: “l’étonné”, lo stupito. Con la sua pecorella sulle spalle, arriva davanti alla grotta ed è colto dallo stupore per la giovane coppia con il Bambino nella mangiatoia, la luce, gli angeli, il canto del Gloria.

Può vivere il Natale con gioia e con grande profitto spirituale chi s’immedesima nel pastore stupito. A tale scopo prepara per tempo il presepe, dà un nome a ogni statuina, e si concede il privilegio di fare silenzio riflettendo sul mistero della notte di Betlemme. È fondamentale lasciarsi prendere dallo stupore per questo evento che ha cambiato il corso della storia e dell’umanità. E, in questa atmosfera sacra, lasciare emergere nel proprio spirito immagini che incoraggino a celebrare la festa della nostra rinascita, assieme a quella di Gesù.

Per rinascere con Gesù

Nella notte santa, nel più eloquente dei silenzi, il più bello tra i figli dell’uomo è venuto a rendere vera e sacra ogni nascita, ogni vita e ogni morte. È venuto a illuminare le nostre tenebre, a sussurrarci che la morte non è l’ultima parola: per chi ha fede, l’ultima parola è sempre “vita”. Vita nuova, nel suo, nel nostro Natale.

Questa santa notte ci immerge in quel silenzio che preserva l’anima dal caduco rumore di un nome, presto ricoperto dalla terra. Terra che è fango, senza il cielo. Terra che, con il cielo, è un giardino. E perché la nostra arida terra torni a fiorire, davanti al presepe spontanea nasce la preghiera: il più bello tra i figli dell’uomo, Gesù, ci innamori della vita di ogni vivente, illumini le nostre tenebre, ci dia la forza di sognare un mondo nuovo. E a questo scopo ci doni il senso della meraviglia, che è indispensabile per crescere nella fede, diventare “grandi” come i bambini, scelti da Cristo a modello per ereditare il regno dei cieli.

Oltre l’idillio del Natale

Non occorrono molte parole per valorizzare il mistero del Natale come stimolo a una rinascita nella fede e a una generosa risposta alla nostra vocazione. Occorre piuttosto andare oltre l’idillio del Natale e fare ricorso a una sana teologia, che non si perda in sentimentalismi, ma celebri la festa dell’Incarnazione con la visione profetica dei Padri della Chiesa, basata sulla nostra divinizzazione: «Dio si è fatto uomo, perché l’uomo si faccia Dio». Grazie a questa teologia possiamo approfondire la nostra comune vocazione: non essere cristiani (vale a dire, semplici seguaci del Maestro), ma Cristo. Prendere coscienza che tutti noi possiamo degnamente rispondere alla vocazione alla santità, qualunque sia la scelta del nostro stato, perché Cristo ci fa come Lui. Non siamo solo immagine e somiglianza di Dio, sue icone: siamo i Risorti del Terzo Millennio.

E per evitare che il Natale si disperda in sentimentalismi e in fuochi fatui, ecco l’esempio della Madonna. Quando presenta suo Figlio al tempio, Simeone profetizza: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,34-35).

E se ne va la Madre alla sua dimora, con pesante fardello di dolore, sorretta solo dall’amorevole, silenzioso sguardo di Giuseppe. Per pudore, forse, non avrà manifestato i suoi sentimenti neppure al suo sposo che, silenzioso, contempla quanto la sua donna assomigli a Dio, quanto gli sia vicina, quanto soffra, mentre il Figlio di Dio, sereno, si nutre dal suo seno.

Nello stupore del Natale, l’evangelista Luca ci suggerisce di meditare sulla ricerca della Luce, sull’urgenza della profezia e sulla la necessità di immergerci nel mistero del dolore, da considerare come opportunità per crescere “in sapienza e grazia” (cfr. Lc 2,52).

La ricerca della luce e della verità proclamata dalle antiche profezie (la sofferenza come mezzo per redimerci dal male)  ci deve portare ad arricchire il nostro presepe non solo della statuina del pastore stupito, ma anche di quelle dei Re Magi. Questi, dopo aver visto un semplice bambino accudito da due giovanissimi genitori, dopo averlo riconosciuto come Re dei re e adorato come Dio, ritornano alle loro case «per un’altra strada» (Mt 2,12), vale a dire, cercando nuove vie, nuovi stili di vita. Hanno incontrato il Messia? Hanno “visto” Dio? Non resta loro che morire al proprio egoismo e diventare dono per gli altri, cambiando strada, vivendo cioè una nuova esistenza. È categorico l’Antico Testamento a questo riguardo: non si può vedere Dio senza morire (cfr. Es 33,20). Morire all’uomo vecchio. Morire al proprio egoismo. Rinascere uomini nuovi, rivestiti di Luce come di un manto, gioiosi nel rispondere alla nostra vocazione a vivere il battesimo che ci rende profeti, sacerdoti, re, missionari. Non cristiani, ma Cristo.

                                               Valentino Salvoldi


Voglio condurti al presepio,

dove l’infanzia ricrea il mondo con pianti

che l’amore converte in vita.

Voglio che per te il santo Natale,

 congiungendo la terra al cielo,

segni l’incontro del “sì” del Signore

 con il “sì” della tua matura fede

testimoniata in quotidiana gioia.

Voglio che in te Dio crei un cuore nuovo

nella riscoperta della vita in Cristo

che dal monte così ti saluta:

Beato il cuore che ascolta, udirà Dio.

Beato il cuore svuotato delle vanità, lo riempirà Dio.

Beato il cuore puro, contemplerà il volto di Dio.

Beato il cuore in pace, darà vita a un figlio di Dio.

                                                                                          Valentino Salvoldi

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