Contro i male del mondo, Dio ha creato te

Opinioni a confronto – Valentino Salvoldi e don Roberto Falconi

«Tu parli spesso della crisi come di una opportunità e citi Santa Teresa di Lisieux che, morta giovane in un convento di clausura, pur nella sofferenza  era capace di sorridere, affermando che tutto è grazia. Non capisco il mistero del male: a me tutto sembra assurdo». Così mi scrive una trentenne cui è morto un bambino di pochi mesi, dopo averlo tanto desiderato, e mi chiede di chi sia la colpa dei mali del mondo.

In questa circostanza e in situazioni analoghe, non serve discutere: bastano una presenza e un silenzioso abbraccio. Col tempo, poi, il problema va affrontato, perché giusta è l’aspettativa di voler capire, anche per non permettere che il dolore ci ferisca invano. Come? Cerchiamo alcune intuizioni.

Gli ebrei, con la parola “shemà”, indicano che l’ascolto con il cuore è il presupposto per capire la realtà. Molti degli scritti di S. Agostino si potrebbero riassumere con l’aforisma: “Ama e capirai”. Antoine de Saint-Exupéry – l’autore del famoso racconto Il Piccolo Principe – fa dire alla volpe: «Non si vede bene che col cuore». Il filosofo francese Pascal parla delle ragioni del cuore, che possono essere più valide delle ragioni della ragione. Queste intuizioni sono ben riassunte nel gesto dell’evangelista Giovanni che, ponendo il suo capo sul cuore di Cristo, ha intelligentemente affrontato il Mistero. Lui, che ha risposto con entusiasmo alla chiamata del Maestro, gli è sempre stato accanto. Lui, l’unico tra i discepoli presente ai piedi della croce. Lui che, prigioniero nell’isola di Patmos, scrisse l’Apocalisse: libro che dà un senso all’umana sofferenza, e rivela Dio all’opera per salvare l’umanità attraverso di noi.

Chi è colpevole del dolore, dei tanti mali che affliggono l’umanità? Già quattro secoli prima di Cristo, il filosofo greco Aristotele sosteneva che davanti al Mistero i nostri occhi sono come quelli delle talpe. Il mistero non è oscurità, ma esplosione di luce che ci obbliga a chiudere gli occhi per… vedere e capire che la Luce per antonomasia è Cristo. Chi lo riconosce? Chi ama e supplica: «Signore, che io veda». Certo, questa invocazione richiede l’umiltà di riconoscerci ciechi.

Quando i farisei, di fronte all’uomo nato cieco, chiedono chi nella sua famiglia abbia peccato, precisa è la risposta di Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio». E fa capire quanto sbagliato sia il tentativo di cercare il responsabile del male; peggio ancora, se si vuole incolpare Dio stesso per l’umana sofferenza. Lui, la prima vittima dei mali del mondo. Lui che, donando la vista al cieco nato, ci insegna che non dobbiamo chiederci perché nel mondo ci sia tanta sofferenza, bensì che cosa noi possiamo fare per portare la salvezza a chi è nel dolore. E troveremo una risposta se veramente crediamo in Dio, e nella grazia che Egli ci dona per aiutare chi è nel bisogno; se ci sforziamo di essere per tutti un dono; se lavoriamo per eliminare tante ingiustizie. Se ci rendiamo conto che contro i mali del mondo Dio ha creato ciascuno di noi. Contro i mali del mondo, Dio ha creato te.

                                                                          Valentino Salvoldi

Mi dici che contro i mali del mondo Dio ha creato me. Quasi a suggerire che allora il dolore innocente – ma, più in generale, ogni forma di male – è permesso da Dio per risvegliare la nostra coscienza, il nostro impegno e la nostra testimonianza? Che volto di Dio mi stai offrendo e mostrando?

Tu dici che non bisogna ricercare un colpevole per il male. Siamo felicissimi che Dio sia innocente. Ma a chi è morto un bimbo di pochi mesi o alla famiglia indiana spazzata via da un tifone che cosa può interessare se Dio è innocente? Io resto con il mio dolore che come una navetta sul telaio continua a tessere trame di sofferenza, di non senso e di disperazione.

Ci sono alcune immagini che mi hanno dato forza nei momenti bui e che voglio condividere. Quando ero piccolo a volte capitava che nella borsa dei gomitoli di lana di mia nonna se ne ingarbugliasse uno. A me piccolino non dispiaceva cercare il bandolo della matassa e rifare il gomitolo. Con tanta pazienza e calma. Non è facile accettare quello che ti sto per dire ma l’ho sentito vero per me: non aver fretta di eliminare il dolore, ma con pazienza e calma cerca di scioglierlo e rifarlo. Non farlo diventare rabbia o risentimento ma compagno di viaggio.

Una seconda immagine. Perdonami se è ancora autobiografica. Nelle sere d’inverno, quelle particolarmente limpide e stellate, alzare gli occhi al cielo ti permette di perderti nell’immensità dell’universo. C’è un mistero più grande di noi quando invece noi vorremmo spiegare e controllare ogni cosa. Lasciati sorprendere dalla vita, nel bene e nel male. Le cose vanno a volte al di là di ogni dato ragionevole.

Davanti al dolore che provi, alle domande che ti poni sono certo che in te troverai la risposta. La potrai trovare in Dio, nella filosofia o nella scienza. Quella vera sarà quella più esigente perché ti farà crescere e maturare. Non aver paura di stare in silenzio per trovare quella risposta che è già in te.

don Roberto Faldoni, giovane sacerdote “contemplativo”

One thought on “Contro i male del mondo, Dio ha creato te

  1. C’è un’immagine, che nei miei primi anni “di monastero mi sconcertava, per non dire che mi irritava: si dice che Santa Chiara, la fondatrice delle Clarisse, Ordine a cui appartengo, consolava le sorelle tribolate con le sue lacrime. «Bel modo di consolare – pensavo nella mia inesperienza, quando ritenevo che il primo modo di consolare fosse un atteggiamento «fattivo». Certo, occorre, è necessario, in certe situazioni, specialmente di fronte alle ingiustizie sociali, intervenire, lottare, ma se queto non scaturisce da un atteggiamento contemplativo, quello cioè di chi ricorda che il dolore, il soffrire, nel pensiero di Dio non è stata la prima parola, e non sarà certo l’ultima, si rischia di avere un comportamento «semplicemente» filantropico; nobile, certo, ma che non solo non risponde alle grandi domande sul senso del male, ma ne crea altre. Penso che le lacrime di Santa Chiara, così come il pianto commosso di Gesù di fronte all’amico Lazzaro morto, dicano l’essenza vera del cnsolare: quella di mettersi non solo «nei panni» dell’altro, ma al di sotto quasi dell’altro, al livello di chi lava i piedi, di chi ascolta e si lascia lacerare il cuore; un po’ come gli amici di Giobbe, che erano partiti bene, rimanendo sette giorni in silenzio; poi hanno finito male, ma questa è un’altra storia…

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