«Signore, da chi andremo?»

Opinioni a confronto – Valentino Salvoldi e Giovanni Celentano

Sui monti della Carnia, a Mione (Udine), giovani alla ricerca di Dio –provenienti da varie regioni italiane – si arenano sul tema dei mali del mondo. Dilaga tra di loro un malumore accentuato da tristi constatazioni: è difficile parlare di Dio anche ai pochi ragazzi che frequentano il catechismo, non aiutati da genitori che hanno abbandonato la Chiesa. Viene letto il capitolo sesto di Giovanni: la folla abbandona Cristo che si presenta come “pane di vita”. E Lui non cambia discorso, non lo annacqua, ma sfida i Dodici: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67).

Di fronte alle mie provocazioni a commento di quest’ultimo versetto, un giovane friulano sbotta: «Per l’amor di Dio, Valentino! Non abbiamo bisogno di pugni nello stomaco, ma che ci parli della fede di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”». Ecco il gemito di una generazione ferita che non vuole sentir parlare di cose negative. Vuole essere incoraggiata a credere che può ancora nascere un santo capace di riformare la Chiesa dal basso e tenere viva questa speranza: l’umanità è ancora nelle mani di Dio Padre, è ancora redenta da Cristo, è ancora animata dallo Spirito Santo-Amore. Vuole essere rassicurata: «Le potenze degli inferi non prevarranno!» (Mt 16,18).

Occorre sì il profeta che apra gli occhi sui mali dell’umanità, ma questa sarà redenta dalla grazia evocata dall’esempio e dalla preghiera del santo. Dica pure il profeta: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo» (Ger 17,5), ma si faccia avanti il santo che incoraggi: «Benedetto l’uomo che confida nel Signore» (Ger 17,7).

Ma dov’è il santo? È il giovane che ha sbottato: «Per l’amor di Dio!…». È la ragazza che dalla Sicilia è venuta in Carnia per pregare. È il catechista che viene qui a “caricarsi di Dio” per comunicarlo ai cresimandi. È il credente che, se sente la nostalgia di Dio, già è santo. E se lui è santo, perché non tu? Perchè non io?                                                                               

                                                    Valentino Salvoldi

Da chi andremo? (lettera scritta durante il periodo del “lockdown”)

Da chi andremo quando quest’incubo e questo nemico silenzioso e invisibile sarà sconfitto? Le famiglie si riuniranno e sperimenteranno con più gioia lo stare insieme attorno allo stesso tavolo, il fidanzato porterà un bacio alla fidanzata, i nipoti andranno ad abbracciare i loro nonni, gli amici andranno dagli amici, gli impiegati torneranno nei loro uffici. Tutti andranno in primis da un affetto o in un luogo che è segno di vita per sé. Ma noi cristiani, figli di Dio e fratelli in Cristo, da chi andremo? Dov’è che ci verrà voglia di andare?

Spesso mi capita, uscendo solo col mio cane in questi tempi di distanza sociale, di passare davanti al sagrato e al portale della chiesa parrocchiale: aperta ma vuota in settimana, chiusa di domenica. Proprio passandovi nell’ora della messa domenicale una musica e una voce rompevano il silenzio assordante del sagrato e sfondavano quel portale chiuso. Per un momento sono sobbalzato ma subito ho capito: don Rito da solo cantava e celebrava l’Eucarestia.

Nostalgia. Ci manca non vedere più da vicino e dal vivo il nostro Amico. Non poterlo toccare e addirittura mangiare. Infatti non ci sta bene avere una relazione con il nostro partner, o un rapporto di amicizia, fatto solo di messaggi o di videochiamate. Non possiamo fare a meno di avere un contatto reale con coloro ai quali vogliamo bene. Così come non possiamo pensare di sostituire i contatti reali con delle video-chat, non possiamo vivere al cento per cento l’Eucarestia a distanza tramite i tanti mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione. Stiamo riscoprendo la necessità, l’importanza e il bisogno di vedere il nostro Amico, di ascoltarlo, di cantargli una canzone e soprattutto di ricevere il suo Corpo.

Ecco allora da chi andremo. Andremo a far compagnia ai nostri sacerdoti. Andremo a celebrare, a vivere e ricevere il sacramento dell’Eucarestia. Andremo ad abitare la casa di Dio. Andremo a rendere vivo quel sagrato dopo la benedizione e ci fermeremo insieme ai nostri amici per condividere la gioia di riabbracciarci nel nome di Gesù. Andremo nella nostra casa, nella nostra comunità, torneremo nella nostra famiglia: luogo di vita, di comunione, di amore ma anche di lacrime e di morte.

Giovanni Celentano ventiduenne, catechista

2 pensieri riguardo “«Signore, da chi andremo?»

  1. …Ma il Tuo Volto, Signore, non si è nascosto del tutto! L’abbiamo visto in quei medici che, pur senza protezione non hanno esitato a stare accanto ai malati. Lo abbiamo visto in quei sacerdoti, in quei religiosi, che hanno raccolto, dove possibile, l’ultimo sussurro di una vita che si stava spegnendo. Lo abbiamo visto, sfigurato come il Tuo sul Golgota, nei malati ricoverati in terapia intensiva. Lo abbiamo visto nel senso di abbandono in cui tanti morivano: «Dio mio, Dio mio, percé mi hai abbandonato?». Questo Tuo grido risuona nei secoli, in tanti dolori che forse per tante persone non hanno neanche un nome, ma per Te sì! Ecco da chi andremo: da questo Volto stampato nel nostro cuore, il Tuo volto che si riflette nei nostri volti. Aiutaci, Signore, a riconoscere il Tuo volto nei nostri volti, quelli più sfigurati dal dolore, quelli trasfigurati da un amore capace di dare la vita, quelli apparentemente anonimi, o cinici, che negano la sofferenza, propria e altrui, forse solo perché essa grida troppo forte nel loro cuore. Da Te, Signore, vogliamo tornare, perché solo tornando a Te, i nostri amori, le nostre amicizie, non rischiano di essere mutilate per mancanza di contatto, e solo tornando a Te, il nostro toccarci, accarezzarci, abbracciarci, è veramente espressione di amore che si dona, e non semplice bisogno, pur legittimo, di un appagamento dei sensi.
    Da chi andremo, Signore? Mostrati a noi, non stancarti, Signore, di tornare Tu a noi, ogni volta che l’autosufficienza, o la disperazioe, ci allontanano da Te!

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  2. Caro Professore, chi ha la fortuna di ascoltare le tue prediche, non puo’ rimanere indifferente, parli di vita vissuta, non di prediche preparate, percio’ le tue parole toccano nostri cuori. Sono felice tutte le volte, che venendo al tuo paese, posso vederti e ascoltare la tua messa, diversa dalla solita tiritera. Grazie, che Dio ti conservi in salute e con la tua meravigliosa enfasi nel parlarea. Ti saluto con tanto affetto e ti voglio bene perche’ ti ho conosciuto giovane e sei rimasto sempre uguale.
    Nuccia Cocco

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