Cogliere Dio per cogliere l’attimo

Opinioni a confronto – Valentino Salvoldi e Don Enzo Caruso

Non gioca al ribasso il Signore. Non fa sconti sugli ideali. Non accetta le mezze misure. Nell’ Apocalisse, poi, non esita a provocare il cristiano: «Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca» (Ap 3,15-16). 

Dio punta in alto. È esigente. Non certo per capriccio, ma per il nostro bene. L’alpinista vuole raggiungere vette sempre più elevate per dilatare i suoi orizzonti. Lo speleologo vuole esplorare le cavità più recondite per conoscere i segreti della terra. Il santo vuole sfidare il più arido deserto per vederlo fiorire nel suo spirito. E il Signore, prendendo spunto dalle competizioni sportive, ci chiama a competere “non per una corona di gloria corruttibile, ma per una incorruttibile” (cfr. 1 Corinzi 9,25). Ci sprona a correre nello stadio, subito. Senza sprecare tempo. È nel presente che siamo chiamati a realizzarci, a fare centro, a esigere il meglio da noi stessi. Adesso. «Ecco ora  il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2Cor 6,2).

Ha anticipato quello che dirà il poeta latino Orazio: «Carpe diem» (Cogli il giorno). Cogliere l’attimo, rendendo straordinaria la propria vita. Saper godere dei beni che la vita ci offre giorno per giorno, senza rimandare al domani l’impegno di dare il meglio di noi stessi. Chi crede nella Provvidenza, aggiunge al «Carpe diem» un atto di fede: «Carpe Deum». È Dio che ci dà la forza di puntare in alto, i mezzi per raggiungere il fine, e la gioia di coronare assieme a noi il successo di una esistenza vissuta in pienezza, in armonia tra cielo e terra. Ci chiede di amare Lui al di sopra di ogni cosa, perché sa che questa è la condizione per poter amare rettamente noi stessi e il prossimo. Lui che non è geloso dei nostri amori, anzi ne è il garante.

                                                                                        Valentino Salvoldi

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Non si compra la grazia a buon mercato

Non possiamo giocare al ribasso con la vita. È un dono troppo prezioso per sprecarla senza slanci verso l’alto. Non possiamo giocare al ribasso con Dio. Egli crede in noi. E scommette tutto su di noi. Non possiamo giocare con la sua grazia come con qualcosa da comprare «a buon mercato».  (Bonhoeffer).

«Voi siete la luce del mondo» (Matteo 5,14). Dio ci ha creati come dei fari ad alta intensità di luce, capaci di splendere e illuminare ogni oscurità. Eppure, spesso viviamo come fari che emanano una luce debole, tremula, sottotono.

Non siamo stati creati per vivere da servi, accostandoci a Dio per supplicarlo di degnarsi di volgere a noi il suo sguardo. Non possiamo mendicare grazie materiali da un Dio che, consumato da un amore infinito per l’uomo, vuole dargli tutto, soprattutto il Cielo.

I cristiani nel mondo sono 2,3 miliardi. Indipendentemente dai numeri delle altre religioni, guardiamo a questo dato alla luce della fede. 2,3 miliardi di battezzati che dovrebbero vivere da discepoli del Maestro Gesù. 2,3 miliardi di fiamme accese che, unite, formano la grande famiglia del Popolo di Dio sulla terra. Un Popolo convocato alla fede per essere luce, per insegnare a un mondo divenuto miope – e, abbagliato dalla luce, incapace di sostenerne la vista – a ripristinare la capacità dello sguardo verso l’alto, verso il Cielo.

Siate quello che siete stati chiamati a essere. Siate Luce. Siate portatori di Cristo. Siate gioia. «Non lasciatevi vivere, ma prendete nelle vostre mani la vostra vita e vogliate decidere di farne un autentico e personale capolavoro!» (Giovanni Paolo II).                                                       Don Enzo Caruso 

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