Il sogno di Isaia e di Martin Luther King

Opinioni a confronto – Valentino Salvoldi e GianCarlo Salvoldi

Razzismo, schiavismo, guerre e ogni forma di ingiustizia caratterizzavano i tempi del profeta Isaia, otto secoli prima di Cristo. Ciò non scoraggiava l’uomo di Dio, che sognava un germoglio spuntato dal “tronco” di Iesse, un virgulto nato dalle sue radici. Da quel tronco (la stirpe di Davide) sarebbe scaturita la salvezza. Virgulto in ebraico si dice nezer e i posteri commenteranno: «Il profeta pensava al Nazareno», al Messia che avrebbe portato la pace. Sognava un virgulto, un germoglio che avrebbe cambiato il mondo. Isaia, imbevuto della parola di Dio, non poteva che guardare la storia con viva speranza e confidare nella forza dell’Eterno, come canta anche il salmista: «Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo. Certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto; giustizia camminerà davanti a lui: i suoi passi tracceranno il cammino» (Salmo 85,12-14).

Sono da poco tornato dal Burundi, un Paese da sempre in guerra per questioni razziali: Hutu contro Tutsi, entrambi cattolici, da sempre in conflitto. Ne ho parlato altre volte e tornerò sul tema. Ora mi limito a segnalare ancora la drammatica situazione in cui vive l’Africa, e a sottolineare i gravi disordini che in questi giorni si verificano in America, dopo che due poliziotti bianchi hanno ammazzato due afroamericani neri. E il pensiero va a Martin Luther King che ha scritto: «Una legge che degrada la personalità umana è ingiusta. (…) I primi cristiani si rallegravano per essere considerati degni di soffrire per quello in cui credevano». Gridavano contro le ingiustizie e subivano il martirio pur di rifiutare le leggi razziali e abolire lo schiavismo, come insegnava San Paolo: «Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero…» (Colossesi 3,11).C’è solo quel Cristo che si ergerà a giudice contro coloro che fanno tacere la coscienza, accettano leggi ingiuste e permettono che il fratello schiavizzi il fratello. Per cui M. L. King concludeva: «Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti».

L’insorgere di fenomeni sempre meno marginali di razzismo e xenofobia può essere arginato e abolito se noi, cristiani, faremo nostro il sogno di Isaia e il coraggio di M. L. King. Se guarderemo a Cristo, supplicandolo affinché ci aiuti nel nostro quotidiano compito di convertirci. Convertire noi stessi, prima di avere la presunzione di convertire gli altri. La conversione, il tornare a Dio, è esattamente questo: «Possiamo convertirci soltanto perché Dio per primo si è rivolto a noi, donandoci il suo perdono e aprendo la via alla riconciliazione. La conversione è quindi azione di grazia; è il dono di poter ricominciare da capo» (W. Kasper). Ricominciare ogni giorno una vita nuova, guardando al nostro prossimo senza giudicarlo per il colore della pelle, per le sue idee in contrasto con le nostre, per le sue richieste che ci disturbano perché mettono in discussione il nostro stile di vita, i nostri interessi e i nostri pregiudizi. Alla conversione si deve aggiungere lo studio della verità storica sul razzismo e sullo schiavismo, come di seguito scrive mio fratello GianCarlo.

                                                                                        Valentino Salvoldi

RAZZISMO E SCHIAVISMO NEL MONDO

L’Afroamericano vittima negli USA di un crimine di stampo razzista ha indignato quanti amano la dignità e la libertà dell’essere umano. L’accaduto ha fatto riemergere la vecchia questione del razzismo che per fortuna riguarda effettivamente solo piccole frange estremiste. Tuttavia, seguendo la lettura che ne danno molti mass media, si può avere l’impressione che i neri d’America vivano come due secoli fa, mentre in realtà gli americani hanno eletto un presidente come Obama. E va ricordato che gli Stati Uniti, dove pure è stato praticato lo schiavismo, sono quelli che hanno fatto una guerra civile per abolire lo schiavismo a casa loro e in tutto il mondo.

Sono faziose alcune ideologie che dell’Occidente vedono solo il male e non vogliono vedere le luci. Perciò è indispensabile fare chiarezza su verità storiche che vengono sistematicamente ignorate: la cronaca di questi giorni ci offre l’occasione concreta per rileggere la storia e purificare la memoria.

Chiarissimo e terribile è proprio il tema del razzismo che ha generato lo schiavismo in tante civiltà. Oggi chi pensa allo schiavismo pensa alle piantagioni di cotone americane e all’Occidente crudele, perché è in questi termini che ne parlano la maggior parte dei testi di storia nelle scuole. Effettivamente razzismo e schiavismo dell’Occidente sono verità storica. Ma questa verità storica è stata trasformata in un falso storico diabolico e pericoloso. Infatti per il mondo dell’informazione la catena dello schiavismo sembra essere costituita dal solo anello dell’Occidente mentre in realtà è costituita da tre anelli, che sono quello islamico, quello africano e infine quello occidentale. Una verità che vede solo una faccia della medaglia e ne cancella l’altra, automaticamente diventa un falso.

Dopo greci e latini, la tratta islamica degli schiavi è cominciata già ai tempi di Maometto, nel 600 dopo Cristo, ed è durata 13 secoli fino alla prima metà del 1800. Dell’anello africano il caso più significativo è quello degli Ashanti, popolo dell’Africa nera occidentale, che verso il 1300 riuscì a costruire un impero potente commerciando oro e schiavi di altri popoli neri.

L’anello dell’Occidente ha riguardato i secoli dopo la scoperta dell’America per la cosiddetta “rotta atlantica”, che è stata sempre gestita dagli schiavisti barbareschi magrebini, quelli che i neri definivano come “i bianchi” e che non erano europei. Quando parliamo di schiavismo non possiamo tacere che il mondo arabo aveva colonizzato mezza Africa da cui ha prelevato 17 milioni di schiavi per le rotte verso l’Arabia e verso il Medio Oriente.

E allora, se è giusto parlare delle crociate che l’Europa ha combattuto dal 1100, e non viene considerato un periodo troppo lontano, allora si deve parlare anche della colonizzazione araba dell’Africa finalizzata allo schiavismo che era praticato in quello stesso periodo. I nostri studenti sono spesso manipolati da una storiografia ideologica che, per fare un esempio semplice ma significativo, denuncia giustamente i 30 anni di colonizzazione italiana della Libia – voluta peraltro dai governi della sinistra storica – ma si dimentica di dire che prima la Libia è stata colonia della Turchia per 300 anni.

Se ci poniamo in questa prospettiva completa e non monca, possiamo avere una visione del razzismo e dello schiavismo molto diversa e finalmente veritiera. Le responsabilità per questi fenomeni terribili vanno distribuite a pari demerito tra il mondo islamico, quello dell’Africa nera, e il mondo occidentale del colonialismo più recente.

Conclusivamente emerge con evidenza che il razzismo e lo schiavismo non sono solo una questione economica e politica legata al sistema capitalistico e all’imperialismo. Infatti essi sono stati generati da popoli diversi, da culture diverse, da sistemi economici diversi.

Questo ci permette di capire che l’origine più profonda di questi mali risiede nel cuore dell’uomo, e la soluzione è anche di ordine economico e politico, ma deve passare attraverso la conversione di ogni persona: senza questo passaggio anche il nobile desiderio di dialogo tra culture e fedi diverse rischia di restare sterile, e anche le migliori politiche dell’ONU sono destinate al fallimento.

La rilettura storica nella verità è necessaria perché l’autocritica dell’Occidente si spinge fino all’autolesionismo e suscita nelle università africane un odio distruttivo contro l’Occidente stesso, che risulta essere l’unica causa dei mali dell’Africa: la conseguenza è la nascita di movimenti tipo “Boko haram” che significa “vietato l’Occidente”. Una lettura falsa della storia è molto dannosa per la stessa Africa perché arma le menti degli africani e quindi le loro braccia, e le conseguenze sono terrorismo e guerre.

                                                                        GianCarlo Salvoldi

2 pensieri riguardo “Il sogno di Isaia e di Martin Luther King

  1. caro Valentino,
    ho rievuto con garnde gioia la tua mail. Ringraziando Dio la pandemia cinese sembra allontanarsi. Purtoppo ci ha postato via persone care, amici. Il tema che trattate tu e GianCarlo è di strettissima attualità; quindi ben venga la discussione. Sul razzismo è stato detto di tutto e di più. Non sempre in maniera onesta, aderente alla realtà storica. Il razzismo, soprattutto ora viene usato come arma politica da una parte contro l’altra in modo pretestuoso, a prescindere. Ovviamente è la parte “migliore” della società contro gli zoticoni che non la pensano come loro, per inciso io appartengo agli zoticoni. GianCarlo ha avuto coraggio nello scivere quello che ha scritto sul razzismo, facendo un necessario revisionismo sulla vulgata imperante. L’occidente non è il “male assoluto”. affremare ciò oggi si rischia il rogo o se va bene l’ostracismo. Avere il coraggio e l’onestà inetllettuale di dire che gli arabi sono stati protagonisti della tratta degli schiavi, che gli Stati Uniti pagarono un altissimo prezzo in vite umane nella guerra civile per l’abolizione dello schiavismo. Che la Cina sta colonizzando l’Africa non per divulgare il verbo marxiano (sarebbe per lo meno capibile, anche se a parer mio non giustificabile) ma per mero calcolo di dominio economico. Complimenti e grazie ai fratelli Salvoldi.
    Ferdinando

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  2. Le differenze di “razze” , intese umane, sono classificazioni nate principalmente da percorsi storici, molto antichi, geografici differenti e dalle diverse culture.
    Non si nasce razzisti ma lo si diventa in seguito alle idee che si assorbono dall’ambiente in cui si vive.
    Abbiamo tutti gli stessi geni e proveniamo dalla stessa Sorgente di vita.
    E’ importante correggere e convertire gli adulti ma fondamentale è l’educare i bambini a comprendere che le differenze tra le persone sono per tutti una crescita è un arricchimento.
    Hannah Arendt, una delle più grandi pensatrici del ventesimo secolo, sosteneva che il male non possiede ne’ profondità ne’ una dimensione demoniaca, eppure “ Può invadere e devastare il mondo intero”.
    Esso “ sfida il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici e nel momento in cui cerca il male è frustrato, perché non trova nulla. Ecco la sua banalità.
    E in questo – ma forse non solo in questo – male e razzismo sono del tutto sovrapponibili.

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