Figli di Dio o… di Narciso?

Opinioni a confronto – Valentino Salvoldi e Don Alessandro Angioletti

Carlo Borromeo, a ventun anni, si reca da papa Pio IV per fargli notare i suoi doni morali, spirituali e intellettuali e gli chiede di consacrarlo vescovo. Non prete, ma subito vescovo. Data la sua giovane età, per farsi notare, vive per quattro anni di ostentazione delle sue qualità, mostrandosi nella sua massima dignità: viaggia per le vie di Roma su una carrozza nera, trainata da ventun cavalli.

Dopo quattro anni muore l’arcivescovo di Milano e il vescovo Borromeo dichiara al Papa che quella diocesi deve essere sua, mentre continua a svolgere l’ufficio di segretario di Stato. È nominato cardinale. Sceglie come motto: «Humilitas alta petit» (L’umiltà aspira all’alto). E, giunto nella sua arcidiocesi, libera l’episcopio di tutte le suppellettili e le dona ai poveri. Si mette il cilicio; digiuna due volte alla settimana. Visita tutto il Nord Italia e la Svizzera per far applicare i decreti del Concilio di Trento. Muore di stenti a 46 anni. È innalzato agli onori degli altari. Una delle motivazioni: la sua umiltà l’ha spinto a diventare grande, per servire di più il prossimo.

Narcisista in gioventù? No, ma cosciente dell’obbligo di non buttarsi via e di lavorare molto per mettere a disposizione degli altri i doni ricevuti. Un certo narcisismo è fisiologico: siamo chiamati ad amare noi stessi. È deleterio quel narcisismo che porta una persona ad avere un concetto così alto di sé, al punto da non perdonarsi più quando sbaglia o pecca. È letale per coloro che sono ripiegati talmente su di sé da annegare, come il classico “Narciso”, che cade in acqua mentre contempla la sua immagine.

Ma se l’ambizione è “battezzata”, da limite si trasforma in ricchezza per sé e per gli altri. Appunto perché sono ambizioso, battezzo questa mia situazione pregando molto, studiando sempre, scegliendo un lavoro che non sia alienante, aggiornandomi continuamente, non facendo selfie al corpo ma allo spirito: guardandomi dentro e facendomi aiutare da tutti a progredire «in sapienza, età e grazia».

                                                                                       Valentino Salvoldi

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«Narciso. Chi è?». Penso sia questa la domanda che più di tutte troveremmo sulla bocca dei nostri studenti e di qualche adulto della mia età (sono degli ultimi anni ’70) che, malgrado gli studi, non ricorda molto di quanto appreso sui banchi di scuola. Se prima i selfie – così si chiamano oggi per essere in sintonia col mondo anglofono – non esistevano per via di macchine fotografiche che non consentivano l’immediata visualizzazione delle foto, e non c’era nemmeno la rete Internet che permette di mandare immediatamente in “mondovisione” la propria immagine, e lo specchio di casa era il nostro “stagno”, oggi con l’avvento di cellulari all’avanguardia Narciso è uscito dallo stagno per presentarsi in questi prodotti innovativi della tecnologia. Non nascondo che anche io faccio uso di Facebook e WhatsApp – ma non mancano Instagram e non so quale altra diavoleria – che ci consentono di essere tutti connessi al mondo e nello stesso tempo tutti ben visibili. Ed è su queste piattaforme virtuali che si incontra Narciso. Tra le foto profilo che i nostri ragazzi postano troviamo di frequente la loro immagine fotografata davanti allo specchio mentre si fanno un autoscatto (per chiamarlo ancora all’antica). Cosa cercano? Cercano di apparire belli o non piuttosto cercano di piacere a se stessi? Cercano di ritrarsi in modo da catturare l’attenzione degli altri o non piuttosto di valutarsi da sé? È un mondo psicologicamente complesso, e questo tema narcisiano a volte mi spaventa. Vorrei chiedere ai miei ragazzi e a tutti i ragazzi del mondo: «Ma se Dio ti ha fatto così bello (o bella), che bisogno hai di continuare a impazzire davanti a uno specchio fotografato per apparire su uno schermo e ricevere tanti apprezzamenti (like)? Se siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, non credi che tutta l’apparenza che cerchi stia mascherando la tua bellezza? Non pensi mai che siano più importanti le tue qualità interiori, piuttosto che l’aspetto esteriore che oggi piace e domani cambia?». Ma so bene che queste domande sono lontane dalla mente dei nostri autoestimatori; a loro interessa apparire come un fuoco d’artificio: speriamo non si dimentichino che lo spettacolo pirotecnico è bello, ma nel giro di pochi minuti tutto svanisce in fumo.

don Alessandro Angioletti

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