I giovani e la religione

Opinioni a confronto – Valentino Salvoldi e Don Rito Maresca

«Prech e frà: so ’l capel e lasai ’ndà». Non è ostrogoto, ma bergamasco che tradotto significa: «(Davanti ai) preti e ai frati: togliti il cappello e lasciali andare». Odiosa espressione che nel passato era un invito a non immischiarsi nelle cose dei preti e della religione. Ora pochi bergamaschi si tolgono il cappello davanti ai religiosi: molti adulti delegano loro la gestione delle cose materiali riguardanti la vita della parrocchia, mentre tanti giovani non solo non si consultano con i sacerdoti, ma neppure li vedono, intenti come sono a curare le loro “relazioni” con lo smartphone.

I giovani e la religione nel mondo…  Non si possono fare generalizzazioni, perché molte sono le differenze tra i diversi Paesi. In seguito avanzeremo alcune proposte, mentre ora solo alcune provocazioni.

Nel Nord America molti giovani tornano a pregare. In Canada dopo due ore di conferenza, circa trecento studenti di una scuola superiore cattolica mi chiedono di celebrare la messa e tutti – dico tutti! – ricevono l’Eucaristia. In Scozia pochissimi frequentano la chiesa, non hanno idea dei termini della religione (per loro, Natale = festa della famiglia; Pasqua = cioccolato), ma non esitano a stare fino alle due di notte a discutere di Dio, mentre scolano una serie di bottiglie di birra…

Dio è una realtà lontana? Lontano da loro è il nostro linguaggio che reputano “irrilevante, pretesco e clericale”. Lontane da loro le nostre liturgie che danno l’impressione che il nome di Dio sia invocato invano. Lontanissime – è stato detto anche da alcuni vescovi al Sinodo dei giovani – molte omelie: vuote, monotone, moralistiche. Ripetono in termini banali ciò che il Vangelo esprime in modo sublime. E lontani sono gli educatori che scrivono documenti illeggibili e vanno ripetendo il ritornello: «Il futuro appartiene ai giovani», mentre rubano loro il presente, non garantendo a chi si affaccia alla vita spazi significativi, nuovi e creativi.

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«Prevet’ e can, sempre c’a mazz in man»: mentre la sapienza napoletana a differenza del proverbio bergamasco non fa riferimento neppure a un formalistico rispetto, ma subito parte con un bastone in mano in attacco dei sacerdoti, il contesto giovanile odierno sembra aver abbandonato la mazza della ribellione, accomodandosi a una più superficiale indifferenza, con giovani che semplicemente sembrano aver imparato a fare a meno di Dio.

Stiamo assistendo a un cambiamento di paradigma: da una società cristiana dove tutti i ragazzi in qualche modo passavano per le nostre parrocchie, a una società dalle molteplici proposte, tra le quali quella di fede spesso sembra la più povera e debole, spesso dipinta come lesiva della libertà degli uomini. È, infatti, la libertà uno dei temi più cari ai giovani. Un ragazzo è libertà, egli porta con sé tutto il desiderio – spesso anche la presunzione – di affermare la sua libertà ed è chiaro che finisca per considerare come ostile tutto ciò che sembra mettere limiti ai suoi desideri. La mia sensazione è che attorno al tema della libertà e della verità (che non a caso anche Gesù collegava) si debba legare la nuova evangelizzazione. Se, infatti, la Chiesa è avvertita come un centro di potere legato al passato, non sempre è solo colpa dei giovani: quale predicazione abbiamo fin qui svolto, quale testimonianza ha dato la comunità cristiana quando era stato proprio il Maestro a indicare nell’amore reciproco l’unico criterio di credibilità? Lì, invece, dove lo Spirito sta operando un vero e proprio rinnovamento missionario, lì dove si esce dalle sagrestie per incontrare i ragazzi, lì la risposta dei giovani, anche se incerta e incostante, non tarda a venire.

La Chiesa, allora, deve elaborare il lutto della fine della Cristianità e dei grandi numeri, ma forse questa può essere l’occasione di tornare alla parabola evangelica, dove il Regno non è paragonato a folle oceaniche, ma al piccolo pugno di lievito che, nascosto nella tanta farina, riesce però a far lievitare tutta la pasta.

                                                                                                                Don Rito Maresca

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