Per bisogno o per Amore?

Opinioni a confronto – Valentino Salvoldi e Don Rito Maresca

“Le chiese si svuotano, ci si allontana da Dio e dalla fede perché l’uomo di oggi pensa di non avere bisogno di Dio”. Così scrive un giornalista, senz’altro in buona fede, ma poco familiare con “le cose di Dio”.

Il Signore non deve essere presentato come una necessità per risolvere gli enigmi della vita e i problemi del male del mondo. Dio è gratuito, ma non superfluo. E’ quella Verità antica e sempre nuova che faceva soffrire      

S. Agostino, quando prese coscienza di aver amato troppo tardi quel Dio più intimo a noi di quanto noi lo siamo a noi stessi.

Teresa d’Avila scrive: “Pregare non è altro, per me, che un intimo rapporto d’amicizia, un frequente intrattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo di essere amati”.

Edith Stein ha cominciato il suo cammino di conversione – che la porterà a diventare monaca carmelitana e affrontare la morte per mano dei nazisti – quando ha fatto questa esperienza: “Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti che avevo visitato, si entra solo per il servizio religioso. Ma qui (in una chiesa cattolica) ecco che qualcuno veniva nella chiesa vuota, nel mezzo dell’affaccendarsi quotidiano, per un colloquio confidenziale”.

Etty Hillesum, per amore dell’Amore, ha la forza di affrontare la morte ad Auschwitz, confessando: “La mia vita è diventata un colloquio ininterrotto con te, mio Dio, un unico grande colloquio”.

Tre donne con un unico messaggio: la fede si basa su una seduzione d’amore e sul fascino della Bellezza che salva (Dostoevskij). Si costruisce la fede su un’esperienza d’amore: si intuisce Dio nella bellezza del creato, nelle relazioni positive con tante persone, nel gusto d’amare gratuitamente, nella scoperta che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”, nella lettura della parola di Dio e di un bel libro, nella musica, che è come la scala che lega cielo e terra, nel sogno di Giacobbe. Su questa scala gli angeli salivano e scendevano. Finito il sogno gli angeli sono tornati in cielo e in terra hanno lasciato la scala…la scala musicale per farci arrivare a Dio.

                                                                          Valentino Salvoldi

Le due cose che veramente contano

Meditando su quanto scrive l’amico don Valentino – Per bisogno o per amore? – penso che questo tempo che stiamo vivendo possa essere un tempo favorevole per annunciare Dio, non un Dio “tappabuchi”, ma tormento ed estasi, continua novità, un Dio che trasforma la crisi della pandemia
in una opportunità.

Il vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero, guarito dal coronavirus, in un messaggio audio registrato dall’ospedale, dove era stato ricoverato il 19 marzo u.s., ha voluto esprimere la sua riconoscenza a quanti lo hanno accompagnato con la preghiera nei giorni drammatici della malattia. Affermando, tra l’altro, quali sono le due cose che veramente contano: la fiducia in Dio e le relazioni. La fiducia in Dio non mi ha abbandonato. Anzi, grazie a quella, sono stato sereno dal primo giorno fino ad oggi. E le relazioni, gli affetti. Tutto il resto crolla.

Le sfide da affrontare

La prima sfida da affrontare è costituita dal tema della fragilità personale e collettiva, sociale ed economica, politica e istituzionale. È la questione della malattia, della vita e della morte, che tocca e ridefinisce ogni cosa.

La pandemia ha poi reso ancora più attuale e urgente la questione della povertà. Per sfida della povertà si intende, sulla scorta del magistero dell’attuale pontefice, la sfida degli effetti di povertà, disuguaglianza, esclusione, conflitti, disumanità crescente, indotti da un’economia che rischia di uccidere (cfr. Evangelii gaudium), con la connessa sfida ecologica che mette inseparabilmente insieme il grido dei poveri e il grido della terra (cfr. Laudato si’).

new media – altra sfida – presentano notevoli vantaggi e offrono possibilità prima sconosciute, nei confronti di coloro che non appartengono alla Chiesa. Il punto di partenza è quello della «nuova evangelizzazione» o dei «ricomincianti»: costoro non vivono alcun legame con una comunità di credenti, e la Rete offre a questa stessa comunità la massima estensione, la possibilità di farsi presente, anche a chi non la incontrerebbe altrimenti.

La nostra Chiesa è attesa per una parola che annunci nuovamente il Vangelo in questo tempo; che affronti il mistero della morte e della risurrezione. Perché con questo, oggi, tutti, individualmente e collettivamente, siamo confrontati.

Occorre provare a uscire dalla sindrome del declino per avviare un cammino orientato al futuro. Esplorando parole nuove, nuovi contatti, gesti nuovi, capaci di dare corpo alla Chiesa in uscita.

Perché – in definitiva – le cose che contano veramente sono due: la fiducia in Dio e la capacità relazionale.

                                                                                                             Don Vittorio Rocca

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