Tempo di prova e di grazia

Opinioni a confronto – Valentino Salvoldi e Vittorio Rocca, docente di Teologia Morale

 “Dopo la pandemia, le cose, a tutti i livelli, sociale, economico, politico ed ecclesiale non saranno mai più come prima”. Questa è una comune lamentela, ripetuta quando c’è una  calamità e specialmente durante le guerre. La storia insegna che, per un po’ di tempo, l’umanità si affratella e si aggrappa a Dio, poi…tutto torna come prima. E così il momento della prova non si trasforma in tempo di grazia.

Durante le crisi morali e materiali,  quando si svuotano le chiese e i supermercati, le persone sagge sono chiamate ad andare al pozzo come la Samaritana, desiderosa di sapere dal Maestro di Nazareth dove si deve cercare, trovare e adorare Dio. E tutti sappiamo la risposta di Cristo: si deve adorare il Padre in spirito e verità. Abbiamo dato per scontato che il progresso avrebbe risolto i nostri problemi.  Abbiamo sempre pensato alle grandi masse, alle grandi comunità, alle grandi celebrazioni religiose.

Poi arriva  la crisi economica e religiosa quale invitato a cambiare stile di vita e vivere sentendo come nostri i problemi di tanti fratelli, sempre oppressi da una crisi senza fine. Per limitare il problema ai cristiani: il Concilio Vaticano II ha parlato chiaramente della Chiesa domestica con i propri tempi di meditazione della Parola e  con incontri in piccoli gruppi di formazione permanente e di preghiera personale.  Voce gridata nel deserto? …

“Adorare Dio in spirito e verità”. Un esame di coscienza ci viene imposto. Abbiamo adorato Dio servendo il prossimo? Abbiamo maturato l’incontro con il Signore della storia al di fuori di luoghi e di tempi e di formule? Abbiamo lavorato per diventare  cristiani adulti , liberi, responsabili, che si relazionano con il Padre nel segreto e nell’intimità della propria  coscienza?

Quando  Gesù ci insegna a pregare,  non ci parla di  grandi assemblee, ma di stanze segrete chiuse a chiave.  E quando ci anticipa le domande che ci porrà nell’ultimo nostro giorno, tutto il suo discorso ruota attorno alla carità, al senso di responsabilità, alla nostra capacità di trasformare ogni  crisi in tempo di grazia. Se avessimo fede…

                                                                   

Carissimo don Valentino,

grazie per le tue significative riflessioni, in questo particolare periodo di quarantena forzata.

Il periodo che stiamo vivendo, visitato da questo virus, da questo nemico invisibile, ci sta facendo toccare con mano la nostra precarietà e fragilità. È un periodo drammatico, ma mi piace leggerlo anche come una opportunità, in cui, affidandoci a Dio che, in Gesù di Nazareth, ha visitato e vissuto tutta la precarietà umana, ascoltando la sua Parola e pregando, nel silenzio delle nostre case, impariamo tutti a diventare più umani e a manifestare la tenerezza di Dio attraverso i piccoli gesti quotidiani.

Teofilo di Antiochia (ii secolo) ai pagani che gli chiedevano: «Mostrami il tuo Dio», proponeva di mutare la domanda in: «Mostrami il tuo uomo e io ti mostrerò il tuo Dio». Ossia attraverso la nostra umanità noi vi diremo chi è il nostro Dio. Nel cristianesimo l’immagine che ci facciamo dell’uomo – vale a dire il modo in cui viviamo la nostra umanità – manifesta l’immagine del nostro Dio.

Mostreremo, allora, il volto di Dio non con gesti eclatanti, né attraverso gesti sacrali, ma vivendo il quotidiano con lo stile di Gesù. Nessuna vita è talmente vuota da non lasciare emergere uno sprazzo dell’amore del Padre.

Questo “tempo di prova e di grazia” è un invito a risignificare la propria esistenza, cioè, a comprenderla ed esplicitarla a partire dall’incontro con Cristo, uomo vero, e da quello che comporta la decisione di affidarsi totalmente a Lui e appassionarsi alla sua causa. Grazie a questa risignificazione è possibile prendere coscienza delle proprie possibilità creative e dire sì a una vita differente, a una vita non alienata e non atrofizzata negli angusti limiti del proprio io, ma aperta a tutte le vicissitudini del quotidiano e coinvolta nel processo di trasformazione dei rapporti con gli altri uomini e con tutto il creato.

Don Vittorio Rocca

Docente di teologia morale

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